C’era una volta la contabilità semplificata

la contabilità semplificata

C’era una volta la contabilità semplificata. E forse semplificata veramente non la era, ma dopo tanti anni ci eravamo abituati.

Dal 2017 la vecchia contabilità semplificata è andata in pensione, e questo è il secondo post che scrivo, in pochi mesi, per chiarire alcuni degli innumerevoli dubbi sorti in merito alla nuova contabilità semplificata per cassa che, a dire il vero, di semplificato ha veramente poco.

Se ti sei perso il primo post eccolo: La nuova contabilità semplificata per cassa, concludevo dicendo che ci sarebbero stati tanti chiarimenti. Alcuni sono contenuti nella Circolare Agenzia Entrate 13.4.2017 n. 11/E, solo quaranta pagine per qualche delucidazione.

Quaranta pagine che esordiscono dicendo che il nuovo regime non è un regime di cassa “puro” ma “improntato alla cassa” e quando le cose iniziano così, figuriamoci come possono proseguire.

Se non conosci la differenza tra regime di cassa e di competenza questo post potrebbe aiutarti: Il principio di competenza.

Ma passiamo alle risposte ai principali dubbi.

Che cosa significa che non è un regime di cassa puro?

Significa che per alcuni componenti di reddito, per esempio le plusvalenze, le sopravvenienze attive, i proventi degli immobili che non costituiscono beni strumentali per l’esercizio dell’impresa né beni merce, i ricavi da assegnazioni di beni ai soci, le destinazioni di beni a finalità estranee all’esercizio dell’impresa, le minusvalenze, le sopravvenienze passive, gli ammortamenti, i leasing, le perdite su beni strumentali, le perdite su crediti, le spese per i dipendenti, alcune spese relative a più esercizi, resta applicabile il principio di competenze che conviverà, insieme a quello di cassa, applicabile agli altri componenti.

Quindi, possiamo definire la nuova contabilità semplificata un regime misto cassa – competenza.

Come si individua correttamente il momento di incasso o pagamento nel caso di utilizzo di mezzi di pagamento diversi dal contante?

Assegno bancario o circolare: i  pagamenti e gli incassi si considerano effettuati nel momento in cui avviene la materiale consegna dell’assegno dall’emittente al ricevente.

Bonifico bancario: i ricavi si considerano incassati quando la somma può essere utilizzata, alla “data disponibile”; le spese si considerano sostenute quando la somma è uscita dalla disponibilità del debitore.

Carta di credito o debito: i ricavi si considerano incassati e le spese sostenute nel momento in cui avviene l’utilizzo della carta e non all’accredito o addebito.

Che cosa accade nei passaggi di regime?

Sia per coloro che passano dal regime di contabilità ordinaria a quello semplificato “per cassa”, che per coloro che passano dal regime di semplificata vecchio al nuovo “per cassa”, “i ricavi e i compensi che hanno già concorso alla formazione del reddito… non assumono rilevanza nella determinazione del reddito degli anni successivi”.

Significa, per esempio, che se un costo è stato dedotto nel 2016, secondo il criterio della competenza, non potrà essere nuovamente dedotto nel 2017 secondo il principio di cassa, anche se pagato nel 2017.

Il regime per cassa si applica anche agli acconti?

Sì, si applica il criterio di cassa anche agli acconti.

Una fattura di acconto emessa e incassata nel 2017 origina ricavi per il 2017.

Così come una fattura di acconto pagata nel 2017 origina costi per il 2017.

A prescindere dal fatto che la prestazione di servizi o la consegna dei beni potranno essere effettuate nel 2018.

Come funziona il nuovo regime per cassa con le rimanenze? 

In generale le rimanenze iniziali e finali non rilevano.

Ma nel primo periodo di applicazione del nuovo regime per cassa, le rimanenze finali che hanno formato il reddito dell’anno precedente sono deducibili.

Significa che nel 2017 sono deducibili, come costi, le rimanenze finali del 2016.

Ciò potrà anche comportare una perdita, qualora siano di ammontare rilevante.

Quali sono gli adempimenti contabili?

Vi sono tre alternative.

Tenuta di due registri separati per gli incassi e i pagamenti e in aggiunta a quelli IVA
In questo caso le annotazioni vanno effettuate entro e non oltre 60 giorni dall’incasso/pagamento. I componenti positivi e negativi che non seguono il criterio di cassa (sono quelli che ho elencato nella prima risposta) vanno annotati entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Tenuta dei soli registri IVA con annotazione dei mancati incassi e pagamenti
Per le operazioni rilevanti ai fini IVA (fatture) si può scegliere se effettuare le singole annotazioni degli incassi e pagamenti oppure riportare nel registro IVA l’importo complessivo dei mancati incassi e pagamenti con la precisa indicazione delle fatture alle quali si riferiscono.
Gli altri ricavi e costi devono essere annotati entro 60 giorni dall’incasso/pagamento o, se sono componenti che non concorrono a formare il reddito secondo il principio di cassa, vanno annotati entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Tenuta dei soli registri IVA con presunzione di incasso e pagamento
Si tengono i soli registri IVA e si presume che tutto ciò che è annotato sia anche stato incassato o pagato.
È necessario annotare separatamente anche le operazioni non soggette a registrazione IVA.
Bisogna effettuare una opzione vincolante per tre anni che verrà espressa nel 2018 nella Dichiarazione IVA.

Che cosa accade alle opzioni espresse in anni precedenti?

Generalmente le opzioni per un regime contabile vincolano per tre anni. In questo caso però, essendo completamente cambiato il regime di contabilità semplificata, l’Agenzia delle Entrate ha riconosciuto la possibilità di variare le precedenti opzioni senza dovere attendere il triennio.

Vediamo le casistiche:
opzione nel 2016 per la contabilità ordinaria: nel 2017 si può revocare la scelta e passare alla nuova contabilità semplificata, oppure si può restare in contabilità ordinaria senza effettuare alcuna ulteriore opzione intendendosi la stessa rinnnovata per un anno;
opzione nel 2016 per la contabilità semplificata (avendo i requisiti per il regime forfettario): nel 2017 è possibile revocare la scelta e applicare il regime forfettario.

 

Le peggiori cose sono sempre fatte con le migliori intenzioni. Oscar Wilde

Forse qualcuno si chiederà il motivo di tutto questo trambusto. Diciamo che la motivazione buona sarebbe quella di “avvicinare il momento dell’obbligazione tributaria alla concreta disponibilità dei mezzi finanziari… evitando esborsi per imposte dovute su proventi non ancora incassati”.
Tradotto in lingua semplice significa evitare di pagare tasse su ricavi non ancora incassati.

Ma se fosse una agevolazione per il contribuente, perché non lasciargli anche la possibilità di restare nel vecchio regime semplificato?

Credo vi possa essere un’altra motivazione. Arrivare a controlli automatici, anche del reddito, eliminando ogni tipo di valutazione soggettiva.

Altrimenti non si spiegherebbe il fatto che le rimanenze vengono completamente ignorate nel nuovo regime.

 

Spero di esserti stata di aiuto, se hai un dubbio scrivilo nei commenti, se invece mi vuoi contattare direttamente per una consulenza, segui il link consulenza online o consulenza in studio.

Al prossimo post di #easyfisco.

Mirna

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