Dal marketing etico all’impresa etica (I)

Sostenibilità di nuovi modelli di business 

 

marketing etico

 

La prima Amica che ho voluto coinvolgere in questo progetto sull’etica è Angela Del Giudice.

E lei con tanta passione, competenza e quel brio che hanno solo le donne, mi ha risposto con due post da non perdere.

Questo è il primo.

 

Generare ricchezza in modo etico è possibile?
In altri termini, si possono far soldi rispettando i più alti valori umani? Onestà, correttezza, rispetto, trasparenza, solidarietà, sono valori compatibili con la profittabilità d’impresa?
Be’, tanto per iniziare, ognuno di noi ha un ruolo decisivo nella costruzione di un’economia globale più responsabile, e questo è un fatto, che non riguarda pochi illusi come me, ma è conclamato dalle cifre e dalla rivoluzione industriale che sta imperversando in tutto il mondo e che è guidata dalle scelte d’acquisto consapevoli di milioni di persone, capi in testa i più giovani!
Ecco perché hai bisogno di rendere il tuo marketing etico, che ti piaccia o no.
Qui spiego meglio in fatti ed emozioni, come si possa rendere più competitiva un’azienda… restando una brava persona.
Buona lettura!

Nel momento in cui acquistiamo un nuovo prodotto, o usufruiamo di un nuovo servizio, lo facciamo entrare a pieno diritto nelle nostre vite e lasciamo che ci rappresenti, che racconti qualcosa di noi agli altri. E poiché ogni prodotto o servizio è una promessa – mancata, ingannevole, o mantenuta – stai sicuro che lo farà: parlerà di te!
Quando ti appresti ad occuparti del marketing del tuo brand, dei tuoi prodotti o dei tuoi servizi, pensa sempre a questo per prima cosa.

MARKETING ETICO: QUESTIONE DI… GAMBE LUNGHE

Se punti a far profitto, devi puntare a costruire valore nel lungo periodo, e ci riesci solo se arricchisci di valore il mondo in cui inserisci la tua attività.
Cosa vuol dire generare, offrire, costruire valore?
Vuol dire risolvere problemi alla gente, offrire loro benefici, disegnare mondi che loro nemmeno sanno di volere, o se sanno cosa vorrebbero, probabilmente non sanno costruirlo.
Ecco la tua opportunità di mercato: fallo tu per loro, miglioragli la vita!
È questo che fa il buon marketing, il marketing etico, il resto è: fuffa, volgarità, degenerazione che, come ci ha insegnato la nonna, “hanno le gambe corte”, come le bugie.

 

Eh… le nonne! Credo facciano parte dei ricordi più cari per ognuno di noi, con quella loro presenza costante e rassicurante.
La mia aveva sempre qualcosa di buono in frigo da offrirci, per rendere più dolci i pomeriggi in casa, e se volevamo far valere le nostre piccole richieste (un nuovo vestitino per la bambola, o un episodio dei cartoni animati in TV all’ora del programma del nonno: ai tempi c’era un solo TV in casa, bisognava accordarsi) e non rischiare di sentirci dire “no”, correvamo sempre da lei. E che profumo unico si diffondeva per la casa quando lei camminava… ricordo ancora la sua scatola blu piena di borotalco, con dentro il piumino bianco morbido con su il fiocchetto in raso, che imbiancava sempre i nostri nasini curiosi!
Ancora oggi in casa mia il borotalco è Felce Azzurra: basta un po’ di quel profumo e la mia nonna e i giochi di bambini sono di nuovo con me!

Non ti meraviglierà scoprire che in azienda questo lo sanno e molto bene anche: ascolta qui lo spot Felce Azzurra e il testo della sua canzone.

(Per gli appassionati: è Per un attimo di Francesco Vitaloni ed è cantata da Roberta Bonanno)

Sono sicura che anche per te c’è almeno un profumo, un capo d’abbigliamento, un oggetto di marca, che ti riporta alla mente (e al cuore) storie della tua vita, e che ancora oggi continui a comprare, per farle vivere con te; marche in cui ti identifichi, perché narrano qualcosa di te e che probabilmente tramanderai ai tuoi figli, anche non volutamente, lasciandogli un po’ di te attraverso un oggetto, così, denso di significato.

Ecco perché il marketing etico è questione di “gambe lunghe”: produce un senso di marca che si protrae nel tempo, assicurandoti la fidelizzazione dei clienti e dei figli dei tuoi clienti, delle cui storie entrerà a far parte e “con le cui gambe continuerà a camminare”.

 

Fare buon marketing, quindi, vuol dire costruire un mondo di valori e messaggi di cui permeare una marca, che raccontino il senso di marca e lascino aderire liberamente le persone a quel mondo.

È pur vero, però, che esiste sempre la seconda faccia della medaglia. Vediamo insieme.

 

MARKETING E NEUROSCIENZE: MANEGGIARE CON CURA

Nel novembre del 2014 ho presenziato al convegno italiano di Martin Lindstrom, guru mondiale in campo di branding e neuromarketing, argomento di cui ti ha parlato Mirna in questo post Che emozione … lo compero! Il neuromarketing , se non lo hai letto, lo consiglio.
Un convegno illuminante, perché ha spiegato molto chiaramente gli usi corretti e scorretti del marketing ad opera di piccole e grandi imprese.
Ora li condivido con te.

Lindstrom ci ha mostrato, ad esempio, come alcune multinazionali ricorrano all’uso di cosiddetti messaggi subliminali negli spot pubblicitari, non farò nomi qui, ma posso dirti che sono brand molto rinomati a livello mondiale. Questi messaggi “nascosti” parlano direttamente al subconscio umano, bypassando il raziocinio delle persone, dove ha sede il senso della responsabilità e di ciò che è giusto o sbagliato, e comunicano direttamente con punti reconditi e profondi del cervello, per generare, stimolare, le sedi dell’emotività e del piacere, provocando l’esigenza di un oggetto, un gelato, una bevanda, ecc.

È chiaro che il danno si origina quando si ha lo scopo, ad esempio, di aumentare le vendite di prodotti pensati per un uso saltuario, occasionale, ed invece assolutamente non salubri se consumati continuativamente ed abitualmente, stimolando, o addirittura fidelizzando, acquirenti ignari.
Questo è solo uno dei tanti esempi di cattivo marketing, ed ho voluto fartelo perché credo sia il più popolare, sebbene probabilmente non il più usato, ed a mio parere la forma massima di scorrettezza mediatica.

Quindi:

il marketing è uno strumento e come tale, può essere usato in modo sano, oppure no.
Sta all’imprenditore e ai professionisti che lo circondano decidere quale uso farne.

Certo possiamo contemplare la possibilità di interventi legislativi a tutela del consumatore, più o meno stringenti, ma dovremmo poi chiederci: è lecito tutto ciò che è legale?

Come diceva la grande filosofa Hannah Arendt:

La morale concerne l’individuo nella sua singolarità. Il criterio del giusto e dell’ingiusto, la risposta alla domanda ‘cosa devo fare?’ non dipende in sostanza dagli usi e costumi che io mi trovo a condividere con chi mi vive accanto, né da un comando di origine divina o umana – dipende solo da ciò che io decido di fare guardando a me stesso. In altre parole, io non posso fare certe cose, poiché facendole so che non potrei più vivere con me stesso.”

 

Per oggi ti saluto qui e ti aspetto al prossimo post dove ti parlerò di:

• Marketing generativo vs. marketing degenerativo

• Alcuni semplici aiuti per te

• Marketing del futuro

• Vantaggi competitivi dei business etici: un esempio in numeri, GreenItaly

• Dal marketing etico ad un intero modello di business etico: azienda a sorpresa!

 

Non mancare, ti aspettiamo qui, solo su Doublentry.

Angela Del Giudice

Consulente specialista in Modelli di Business e Formatrice in Strategie d’Impresa Innovative – Ingegnere Gestionale Master in Gestione dell’Innovazione
Scrivimi: info@handyinnovation.com
Seguimi: Handy Innovation

 

Grazie cara Amica Angela.
Ho messo una margherita come immagine principale del post, perché credo che il nostro bisogno più profondo sia sempre quello di amare e di essere amati.

M’ama … non m’ama … ricordate il gioco che facevamo da adolescenti?
E così ci aspettiamo che le aziende ci amino per poterle a nostra volta amare.

A presto con la prossima puntata di #easymarketing #etica.

Mirna

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11 Comments

  1. Chiara
  2. Mauro
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