Differenza tra residenza e domicilio fiscale – Glossario fiscale a cura di Mirna Pioli

domicilio fiscale

 

Ed eccoci alla seconda puntata del glossario fiscale; un glossario un poco più ampliato rispetto ai soliti, per aiutarti a comprendere e usare al meglio le parole fiscali più comuni.

In questo post: domicilio, residenza anagrafica, domicilio fiscale, residenza fiscale, residenza all’estero.

La scelta della bussola come immagine non è casuale; districarsi tra questi termini che sembrano ovvi, è complesso.  

I concetti giuridici di domicilio e residenza sono previsti all’articolo 43 del Codice Civile.

Domicilio

È il luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi, dove svolge la sua professione o mestiere.

 

RESIDENZA ANAGRAFICA

È il luogo in cui la persona ha la dimora abituale.

Per dimora abituale si intende l’immobile dove abita con continuità.

Quindi, tranne i casi in cui abitazione e sede dell’attività professionale o di impresa coincidano, c’è differenza tra domicilio e residenza.

 

Questa differenza viene meno in ambito fiscale, dove i concetti sono diversi e stabiliti all’articolo 58 del D.P.R. 600/73  e all’articolo 2 del D.P.R. 917/86 .

 

DOMICILIO FISCALE

Le persone fisiche hanno il domicilio fiscale nel Comune di residenza anagrafica; le società nel Comune dove è stabilita la sede legale o in mancanza quella amministrativa.

Qualora avvenga il trasferimento in un Comune diverso, il domicilio fiscale varia automaticamente dopo 60 giorni dal cambio della residenza anagrafica.

Il domicilio fiscale è molto importante perché definisce qual è l’ufficio tributario competente per territorio ai fini dei controlli e fissa dove devono essere notificati i provvedimenti fiscali, gli accertamenti.

Il contribuente può decidere di ricevere le comunicazioni del fisco a un indirizzo diverso dal domicilio fiscale (ad esempio, quello del proprio commercialista). Ma direi che questa pratica è ormai priva di alcun senso, essendo ormai tutte le comunicazioni inviate a mezzo Posta Elettronica Certificata (PEC). 

 

RESIDENZA FISCALE

Sono considerate fiscalmente residenti in Italia le persone che per la maggior parte del periodo dell’anno (183 giorni o 184 se l’anno è bisestile) sono alternativamente:

. iscritte nelle anagrafi comunali della popolazione residente (criterio formale);

. hanno il domicilio in Italia (criterio sostanziale);

. hanno la residenza anagrafica in Italia.

Attenzione: è sufficiente UNA delle ipotesi suddette perché vi sia presunzione assoluta di residenza fiscale in Italia.

Sono inoltre considerate residenti le società che per la maggior parte del periodo dell’anno (183 giorni) hanno la sede legale o, in mancanza, quella amministrativa in Italia.

Il concetto di residenza fiscale individua quali sono i soggetti che devono pagare le imposte in Italia.

È quindi importantissimo perché sulla base della residenza fiscale si applica il principio della “world wide taxation“.

In base a questo principio, le persone residenti fiscalmente in Italia devono dichiarare in Italia tutti i redditi, a prescindere dallo Stato dove sono prodotti o incassati.

 

RESIDENZA ALL’ESTERO

Per trasferire la residenza all’estero è necessario effettuare la cancellazione dall’Anagrafe della popolazione residente e l’iscrizione all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero (AIRE).

Per stabilire quale sia la corretta residenza fiscale nell’anno del trasferimento bisogna fare riferimento alla maggior parte del periodo dell’anno.

I redditi saranno da dichiarare tutti in Italia (anche quelli prodotti-percepiti all’estero) se l’iscrizione all’AIRE è inferiore a 183 giorni.

Saranno invece da dichiarare in Italia solo i redditi prodotti in Italia se l’iscrizione all’AIRE è superiore a 183 giorni.

Inoltre, la mera iscrizione all’AIRE è condizione necessaria ma non sufficiente per poter essere considerato non residente in Italia. 

L’Agenzia delle Entrate, per contrastare evasioni ed elusioni di imposta, può disconoscere la residenza all’estero valutando i seguenti elementi presenti in Italia:

. disponibilità di un’abitazione permanente, anche tenuta a disposizione;
. presenza della famiglia;
. accreditamento di propri proventi, anche conseguiti all’estero;
. possesso di beni, anche mobiliari;
. partecipazione a riunioni di affari;
. titolarità di cariche sociali (amministratore, presidente del consiglio di amministrazione, sindaco, ecc);
. sostenimento di spese alberghiere, iscrizioni a circoli o a club;
. organizzazione della propria attività direttamente o tramite soggetti che operano nel territorio dello Stato.

Infine, si considerano residenti fiscalmente in Italia, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in Stati o territori avente un regime fiscale privilegiato i cosiddetti Paesi Black List.

 

Spero di esserti stata di aiuto con la seconda puntata del “Glossario fiscale di doublentry”, se hai bisogno di chiarimenti commenta sotto e se desideri vengano semplificati alcuni termini, suggeriscimeli, lo farò molto volentieri.

Se invece mi vuoi contattare direttamente per una consulenza, segui il link consulenza online o consulenza in studio.

Appuntamento al prossimo post di #easyfisco.

Mirna

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