L’etica del consumatore in uno scambio epistolare

etica del consumatore

 

Nei precedenti post di questo ciclo sul marketing etico abbiamo parlato dell’impresa e dei professionisti.

In questo vorrei invece spostare l’attenzione sul consumatore.

Il consumatore è etico?
O preferisce invece incolpare le imprese, il governo, gli altri in generale, ma lui stesso è il primo a contribuire al consumo estetico sfrenato, con totale noncuranza di ciò che costa veramente una delle sue t-shirt da pochi euro?

Il vero costo

Vi mostro un filmato, è il trailer tratto da “The true cost”, il film-documentario prodotto da Livia Giuggioli Firth

 

Etica del consumatore – Qualche dato confortante

Dallo studio “Think Sustainability” è emerso che il 58% dei Millenials (i nati dopo il 1980 e fino al 2000) pensa che le aziende della moda non prestino sufficiente attenzione al tema etico e che vi sia poca trasparenza nella comunicazione. Dallo studio risulta inoltre che l’81% dei Millenials è disposto a pagare un sovrapprezzo per un prodotto sostenibile. E le imprese non possono certo non ascoltare questi segnali così importanti. 
Qui i dati completi dello studio scaricabili in pdf e veramente molto interessanti: Think Sustainability

Sull’argomento ho chiesto anche all’amico Paolo Spada, filosofo, docente ed esperto di margeting digitale, che mi ha scritto questa lettera:

Cara Mirna,
ti ringrazio di avermi interpellato sul tema del marketing etico, e felice di darti qualche buona notizia.
Da filosofo ho studiato l’etica come disciplina che si occupa dei fondamenti razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status, ovvero distinguerli in buoni, giusti, leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti ingiusti o cattivi secondo un modello normativo.
La buona notizia è che il cambio dei media è stato talmente profondo per cui oggi è molto difficile che casi di marketing non etico rimangano nascosti, che le truffe non vengano prima o poi smascherate, che le cose insomma non vengano a galla. L’annuncio “vacanza nella natura incontaminata” di un hotel con le finestre sul parcheggio oggi verrebbe penalizzata con recensioni mortificanti, cosi come “ristorante gourmet” se poi ti trovi piatti surgelati di cui riconosci il gusto. Ovviamente le aziende possono sempre manipolare ed ingannare, ma è sempre più complesso e alla fine meno conveniente.
Per cui credo che piano piano, se ognuno di noi contribuisce come sentinella etica con la propria testimonianza, potrà delimitare enormemente questi fenomeni, migliorare il mondo di quel piccolo passo alla volta.
Laddove vediamo marketing non etico, come in molti brand della moda, che vende a prezzi esorbitanti capi prodotti a basso costo in condizioni lavorative non dignitose, e tanti altri settori, come banche, alimentare, farmaceutico, per citarne tre sotto gli occhi di tutti, siamo alla fine noi a dover fare un cambio culturale e dire no a comportamenti non etici. Io credo nella maturazione del consumatore, nello scambio di informazioni sempre più efficace con i nuovi media, e pertanto sono convinto che sempre di più la E di etica debba entrare nelle 4 P tradizionali del marketing.

                                                                                                                                                                                                                                                 Paolo 

 

E io ci voglio proprio credere in questa nostra funzione di “sentinelle etiche”!
Perché alla fine siamo noi consumatori a decidere, e non ci sono scusanti ora nel dire che non sappiamo, con i media che rendono disponibili le notizie in tutto il mondo in tempo reale.

Decido di fare leggere la lettera di Paolo alla mia amica Daniela Rossi, biotecnologa con un piede nella scrittura; lei ha letto tutti i post sull’etica, ma non è riuscita ancora a trovare la sua chiave di ingresso, insomma c’è sempre qualcosa che non la convince del tutto. Chissà se queste parole semplici possono essere di aiuto …

E Daniela mi risponde così:

Cara Mirna,

mi è molto piaciuta questa breve missiva di Paolo Spada. Come sai, ero spesso disallineata rispetto a quanto detto fino ad ora sull’etica del marketing.
O perlomeno, ragionando da semplice consumatrice, a livello di sole sensazioni, non mi ci ritrovavo pienamente. Finché la lettera di Spada non ha fatto luce sul tassello per me mancante di questa discussione etica.
Ovvero l’uomo.
L’etica del marketing in genere decentra le capacità del consumatore. Diventa etica aziendale, svolta da professionisti, rivolta a professionisti.
Viceversa Spada, con una breve riflessione riporta l’etica alla sua dimensione antropocentrica. Del resto l’etica, come insieme di comportamenti svolti in un ambito di moralità sentita e condivisa, nasce proprio nella persona. Mi viene in mente, non a caso, l’etica dell’uomo socratico, che fa leva sull’esortazione “conosci te stesso”, e se l’uomo si conosce, sa discernere automaticamente il bene dal male, la verità dalla falsità. Se facciamo il male, lo facciamo per ignoranza di noi stessi.
L’etica, come tradizionalmente trattata in ambito di marketing, ripone le responsabilità nella sola azienda, rendendo l’uomo una pedina passiva, debole, bisognosa di salvaguardia. Un uomo quasi incapace. Dove se vuoi lo imbrogli, altrimenti, se sei buono ed etico, lo proteggi. Ed è questa sensazione che mi infastidiva. Come fossimo burattini nelle mani di burattinai. Viceversa l’etica antropocentrica, a cui il pensiero di Spada mi ha fatto pensare, riporta all’uomo la sua capacità di sentimento etico, cioè di sentire: congruità e incongruità. 
L’ago della bilancia è il bene personale. Il nostro star bene, che nessuno meglio di noi può percepire. Un sentire intimissimo, che non sempre tutti vogliono sentire.
Si apre un interessante scenario etico ribaltato. Da consumatore che subisce a consumatore che, se vuole – e non sempre vuole – apre gli occhi, agisce e si difende. Di conseguenza saranno le aziende, sta volta, a subire la scelta etica che parte dal consumatore maturo. Compro, non compro, ti credo, non ti credo.
Aggiungo anche che, curiosamente, a molti utenti piace essere illusi sulle meraviglie del loro acquisto. La dimensione fiabesca di un prodotto, anche falsata, vende loro il sogno. E non tutti i sogni sono furti cattivi. Diciamo che molti preferiscono crederci. Del resto, noi donne potremmo acquistare una borsa o un profumo per la necessità d’uso, o per la inutilità d’uso, ma per il bisogno di sognare: sentirci donne, rassicurarci, identificarci. E come stabilire un prezzo quando l’ oggetto della vendita non è più un oggetto? Semmai dovremmo chiederci perché abbiamo così bisogno di sognare…
Ecco perché credo che la maturazione del consumatore sia fondamentale, anche intesa come autovalutazione, e che al centro di un cammino etico non vada dimenticato l’uomo che, in fondo, ha già le risposte intorno a sé. Perché come dicevano gli antichi, citando Protagora, è lui la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, e di quelle che non sono in quanto non sono.

                                                                                                                                                                                                                                         Daniela

 

Paolo Spada al Parco Ducale di Parma

Paolo Spada al Parco Ducale di Parma

 

Quindi sta a NOI decidere quale strada vogliamo concretamente imboccare.

Scegliendo possiamo cambiare il mondo, o perlomeno, renderlo migliore.

Grazie Daniela, Grazie Paolo.

A presto con la prossima puntata di #easymarketing #etica.

Mirna

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