Gli oneri pluriennali tra costi e benefici

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Questo post è dedicato agli oneri pluriennali.

Prima di iniziare la lettura è consigliabile bere un altro caffè 🙂

 

pausa_caffè

 

Come è andata con il precedente sui Beni Immateriali?

Se siete qui presumo abbastanza bene. Avete compreso che i beni immateriali, pur essendo intangibili, possono essere individuati, separati e venduti autonomamente.

 

Che cosa sono invece gli oneri pluriennali

I costi (o oneri) pluriennali di cui parliamo in questo post non sono beni, non possono essere ceduti, scorporati dall’azienda, sono diversi dall’avviamento, dai marchi e brevetti, ma sono comunque costi che non esauriscono la loro utilità nell’esercizio in cui sono sostenuti

Essi comprendono i costi di impianto e di ampliamento, i costi della ricerca applicata e i costi di sviluppo, i costi di pubblicità e altri costi simili.

 

I costi pluriennali per il fisco

Sono previsti all’articolo 108 del Testo Unico delle Imposte sui redditi che li definisce Spese relative a più esercizi. Quindi spese, costi e oneri, tre termini diversi che in questo caso vogliono dire la stessa cosa, ma ciò che più conta è l’aggettivo: pluriennali. 

Vediamoli in dettaglio.

Le spese relative a studi e ricerche

1. Le spese relative a studi e ricerche sono deducibili nell’esercizio in cui sono state sostenute ovvero in quote costanti nell’esercizio stesso e nei successivi ma non oltre il quarto.

Possiamo classificare la ricerca in :

. ricerca di base che è l’insieme di studi, esperimenti, indagini che non hanno una finalità definita con precisione, ma che si considerano di utilità generica per l’impresa. I costi sono dell’anno, non si ripartiscono, perché rientrano nella ricorrente operatività dell’impresa;

ricerca applicata o finalizzata ad uno specifico prodotto o processo produttivo. E’ l’insieme di studi, esperimenti, indagini e ricerche che si riferiscono direttamente alla possibilità di realizzare uno specifico progetto. Normalmente comprendono: costi relativi al personale, ai materiali, ai servizi, all’ammortamento di immobili, impianti e macchinari, costi indiretti, diversi dai costi e dalle spese generali, tutti impiegati nell’attività di ricerca e sviluppo.
Questi sono invece costi pluriennali e per essere capitalizzati e ripartiti occorrono tre condizioni

. devono essere relativi ad un prodotto o processo chiaramente definito, identificabili e misurabili; 

. devono essere riferiti ad un progetto realizzabile, cioè tecnicamente fattibile sia per risorse che per finanziamenti;

. devono essere recuperabili, cioè ci devono essere prospettive di reddito in modo che i ricavi siano almeno sufficienti a coprire i costi sostenuti.

 

Le spese di pubblicità e di propaganda

 

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2. Le spese di pubblicità e di propaganda sono deducibili nell’esercizio in cui sono state sostenute o in quote costanti nell’esercizio stesso e nei quattro successivi.

Definiamo prima di tutto che cosa sono le spese di pubblicità e di propaganda.

La pubblicità è l’attività preordinata alla diffusione del nome e dell’immagine dei prodotti di una determinata azienda presso il pubblico.

La propaganda è l’azione di divulgazione di particolari caratteristiche e speciali qualità del bene o del servizio.

Secondo la R.M. 17 settembre 1998, n. 148/E, le spese di pubblicità sono quelle sostenute per portare a conoscenza della generalità dei consumatori l’offerta del prodotto, stimolando la formazione o l’intensificazione della domanda.

Da non confondere invece con le spese di rappresentanza sulle quali ho scritto un post specifico e  che sono quelle spese sostenute per erogazioni a titolo gratuito di beni e servizi per fini promozionali o di pubbliche relazioni.

Fiscalmente pubblicità e propaganda sono trattate allo stesso modo: sono deducibili interamente nell’esercizio oppure in quote costanti in cinque anni.

E perché questa “libertà” fiscale alla quale non siamo abituati?

Perché i costi di pubblicità sono costi di periodo se vengono sostenuti tutti gli anni ed è giusto che vengano dedotti per intero nell’esercizio, ma possono anche essere costi pluriennali se si tratta di operazioni non ricorrenti (ad esempio il lancio di una nuova attività produttiva) e relative ad azioni dalle quali la società ha la ragionevole aspettativa di ritorni economici. In tal caso è corretto che i costi vengano ripartiti in più anni.  Anni che il fisco impone in cinque.

 

Le altre spese relative a più esercizi

3. Le altre spese relative a più esercizi, diverse da quelle considerate nei commi 1 e 2 sono deducibili nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio. Le medesime spese, non capitalizzabili per effetto dei principi contabili internazionali, sono deducibili in quote costanti nell’esercizio in cui sono state sostenute e nei quattro successivi.

4. Le spese di cui al presente articolo sostenute dalle imprese di nuova costituzione, comprese le spese di impianto, sono deducibili secondo le disposizioni dei commi 1, 2 e 3 a partire dall’esercizio in cui sono conseguiti i primi ricavi.

Possono essere:

 

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. i costi inerenti l’atto costitutivo, le relative tasse, le eventuali consulenze dirette alla sua formulazione;

. i costi per l’ottenimento delle licenze, permessi e autorizzazioni;

. i costi di “start-up” sostenuti da una impresa di nuova costituzione per progettare e rendere operativa la struttura aziendale iniziale.

Questi costi se sono sostenuti da imprese di nuova costituzione possono essere dedotti SOLO a partire dall’esercizio dei primi ricavi.

Possono anche essere:

. i costi sostenuti da una società preesistente prima dell’inizio di una nuova attività;

. i costi relativi all’ampliamento dell’impresa, della società, come per esempio le spese per aumento di capitale sociale;

. i costi per le operazioni di trasformazione, fusione, scissione;

. i costi di avviamento di impianti di produzione;

. i costi di addestramento e di qualificazione del personale;

. i costi accessori su finanziamenti;

. i costi sostenuti per migliorie e spese incrementative su beni presi in locazione dall’impresa.

Anche in questo caso il fisco lascia libertà di azione. Dice di dedurre tutte queste spese “nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio”. Lascia il  compito agli amministratori, agli imprenditori e ai commercialisti di valutare con prudenza se questi costi hanno i requisiti per dare la loro utilità in più esercizi e in quanti,  oppure no.

A volte la valutazione è semplice. Per esempio se un’impresa sostiene costi straordinari su beni in affitto, ripartirà tali costi in base alla durata residua del contratto di affitto.

Altre volte invece la valutazione è più complessa e soggettiva, ma non può prescindere dalla prudenza e dai tre requisiti di cui sopra: definizione, realizzabilità e recuperabilità.

Utilissimo il principio contabile OIC 24 al quale vi rimando.

Ed eccoci giunti alla:

Tabella riepilogativa

 

Ammortamento dei costi pluriennali

Spese relative a studi e ricerche Deducibili:

  • nell’esercizio in cui sono sostenute

oppure

  • in quote costanti nell’esercizio stesso e nei successivi, ma non oltre il quarto
Spese di pubblicità e di propaganda Deducibili:

  • nell’esercizio in cui sono sostenute

oppure

  • in quote costanti nell’esercizio stesso e nei quattro successivi
Altre spese relative a più esercizi

Deducibili nei limiti della quota imputabile a ciascun esercizio

Se sostenute dalle imprese di nuova costituzione sono deducibili a partire dall’esercizio in cui sono conseguiti i primi ricavi

 

Ho terminato. Se c’è ancora qualcuno sveglio può sfogarsi schiacciando qualche pulsante di condivisione. 🙂

Mi farebbe piacere leggere i vostri commenti, risponderò a tutti molto volentieri.

Se invece avete la necessità di contattarmi direttamente per una consulenza, seguite questo link.

A presto con la prossima puntata di #easyfisco.

 

Mirna

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