Gli studi di settore, ci risiamo

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Gli studi di settore – Gerico 2016

E’ appena stata rilasciata la versione 1.0.0 di Gerico 2016.

Mirna parla arabo oggi?

No, tranquilli, ora traduco:

Gerico è il software per l’elaborazione degli studi di settore e per il calcolo della congruità dei vostri ricavi relativi alle attività di impresa e professionali;

Stranamente, rispetto agli scorsi anni, il rilascio è in anticipo. Si presume pertanto non ci siano proroghe.

Ora si attende il rilascio da parte delle software house dei programmi per potere gestire le dichiarazioni dei redditi e nel frattempo si vedranno le prime simulazioni sui giornali specializzati.

Breve storia degli Studi di Settore

Tra gli anni Ottanta e Novanta molti redditi di impresa erano “appiattiti” perché a quei tempi c’era il mito della contabilità: contabilità perfetta (meglio se ordinaria) = reddito corretto.

Ovviamente era una grande ipocrisia.

Grazie agli studi settore che sono con noi dal 1993, i redditi sono diventati più credibili e anche più in linea con i tenori di vita dei dichiaranti, so che questa frase la apprezzeranno in pochi, ma è la pura verità.

Ma sono nate altre ipocrisie, troppe.

La prima è stata quella che se non si era congrui scattava l’accertamento in automatico.

E per mettere fine a questa follia sono dovuti passare tanti anni, troppi ricorsi, fino ad arrivare alle sentenze di Cassazione Sezioni Unite n. 26635, n. 26636, n. 26637 e n. 26638, depositate il 18 dicembre 2009 (identiche in motivazione) che hanno affermato che gli accertamenti basati sui parametri e sugli studi di settore costituiscono presunzioni semplici.

Poi ogni anno escono i nuovi “nonsense” ecco i più “famosi”:

. se sei congruo e coerente non hai il problema delle società di comodo (il nesso quale sarebbe?);

. se sei congruo e coerente hai dei premi (come alla lotteria!);

. se sbagli un codice di esclusione, e vi assicuro che tra le mille casistiche può capitare, hai le stesse sanzioni di un evasore totale (cioè un accertamento induttivo!).

A tutto ciò aggiungiamo correttivi di ogni tipo e spesso diversificati per tipologie di attività (che sono “solo” 204) si arriva alla conclusione che ormai gli studi di settore sono da riscrivere o forse da abolire.

 

La mole di dati richiesti dagli studi di settore

La massa di informazioni chieste al contribuente è enorme e spesso anche di difficile reperimento.

Credo che tutti voi abbiate sperimentato la ricerca spasmodica di dati folli come per esempio:

. quantità di pane prodotta per ciascuna pezzatura (panifici);

. la dimensione complessiva, espressa in metri lineari, degli scaffali (commercio);

. la percentuale dei ricavi conseguiti dalla somministrazione di aperitivi comprensivi di antipasti e/o stuzzichini, in rapporto all’ammontare complessivo dei ricavi (bar). 

La compilazione è un vero e proprio labirinto con ostacoli di ogni tipo all’interno che presuppone la lettura e la comprensione di tomi di istruzioni.

 

labirinto_dati

Ma quello che non è noto a sufficienza è che di tutti i dati richiesti pochi hanno un potere impattante sull’esito dello studio di settore: il costo dei dipendenti, il costo di acquisto di merci e materie prime e i beni strumentali.

Quindi un marea di ore a reperire e a trascrivere dati che non servono ma, se non lo si fa, si rischia l’accertamento induttivo.

 

Le principali novità 2016

Sono le seguenti:

. il quadro A relativo al “Personale addetto all’attività” è stato leggermente semplificato;

. il quadro F relativo agli “Elementi contabili” prevede l’accorpamento dei righi “Costo per la produzione di servizi” e “Costo per l’acquisto di materie prime, sussidiarie, semilavorati e merci” in uno solo e l’indicazione della maggiorazione del 40% delle quote di ammortamento;

. vi sono 70 studi “nuovi” che sostituiscono i precedenti e sono contraddistinti dall’indicazione “NEW 2015” e 134 studi “vecchi” che non sono stati modificati rispetto allo scorso anno;

. sono stati individuati specifici indicatori territoriali;

. i correttivi anti-crisi sono stati rivisti;

. per alcuni studi di professionisti viene tenuto in considerazione il ritardo nell’incasso dei compensi;

. è stato eliminato l’obbligo di presentare lo studio di settore per coloro che hanno cessato l’attività nel 2015 o che sono in liquidazione ordinaria.

Questo è il link per chi vuole approfondire: Agenzia delle Entrate 

 

Consigli da mettere in pratica per affrontare al meglio gli studi di settore

So che molti di voi si staranno chiedendo perché vi scrivo queste cose visto che è il commercialista che se ne occupa.

Ora vi dico di cosa dovete occuparvi voi qualora non lo abbiate già fatto:

  • verificate i beni strumentali (è un elenco, si chiama anche “dei cespiti ammortizzabili”, contiene tutti i beni durevoli che avete acquistato per l’esercizio della vostra attività. Arredi, attrezzature, macchine elettroniche, autoveicoli, impianti). Dovete farvi consegnare questo elenco e verificare che i beni indicati siano ancora presenti, in caso contrario li dovete fare depennare. Questa “pulizia” è utilissima per evitare che lo studio di settore dia ricavi più elevati in virtù di beni dismessi da tempo. Inoltre tenete presente che è possibile non indicare tra i beni strumentali ai fini degli studi di settore tutti i beni ancora presenti in azienda ma non utilizzati e già completamente ammortizzati. Quindi ribadisco attenzione massima e un po’ di impegno sui beni strumentali!
  • prestate molta attenzione alla compilazione dei dati richiesti dal commercialista e a vostra cura, non dite la classica frase “è tutto uguale allo scorso anno” perché sappiamo bene che non è vero. Trovate il tempo e fate la vostra parte al meglio;
  • redigete l’inventario delle rimanenze di magazzino. Altro tasto dolente. Le piccole attività o non lo fanno o attendono che il commercialista comunichi loro l’importo “giusto”. Ma, visto che “inventario” non deriva da “inventare”, vi raccomando di farlo e di farlo anche bene all’inizio di ogni anno perché è il documento che viene chiesto sempre e prioritariamente ad ogni verifica fiscale. Vi ricordo inoltre che in caso di controllo gli inventari richiesti dai verificatori sono sempre due: quello alla fine dell’esercizio precedente e quello alla fine dell’esercizio controllato e che gli inventari “inventati” si riconoscono facilmente e possono contribuire a rendere inattendibile la contabilità e quindi giustificare un accertamento induttivo ben più grave dell’analitico. A tal fine vi invito, se non lo avete già fatto, a leggere il post L’inventario delle rimanenze di magazzino ;

 

  • fate attenzione all’esito NON solo della congruità ma anche degli indicatori perché:

    . l‘indice di coerenza economica è finalizzato a verificare la correttezza dei dati dichiarati;
    . l’indice di normalità economica è finalizzato a evidenziare eventuali casistiche di non corretta compilazione dei dati con particolare riferimento al magazzino, beni strumentali e costi  residuali;
    . l’indice di anomalia è finalizzato a verificare “errori” nella compilazione dello studio di settore.

    Quindi non fatevi dire dal vostro commercialista solamente se siete CONGRUI, ma anche l’esito dei tre indici. 

 

agenzia_entrate_studi_di_settore

 

 

Gli studi di settore servono ancora?

Abbiamo detto che gli studi di settore:

. non possono essere utilizzati come strumento di accertamento ma solo come strumento di selezione per le attività di controllo;

. chiedono una marea di dati in gran parte inutili;

inoltre la circolare n. 25/E/2014 dell’Agenzia delle Entrate sul contrasto all’evasione dice che si deve porre particolare attenzione all’attività di accesso breve per rintracciare i casi in cui il contribuente si sia collocato “abusivamente” nel regime premiale» , che significa che gli studi vengono spesso “taroccati” per risultare congrui e che il fisco ha armi abbastanza spuntate anche su questo fronte.

Quindi a cosa servono?

A poco o a niente, visto che gli accertamenti si stanno dirigendo ormai da qualche anno verso un altro strumento che è il redditometro personale che misura il tenore di vita rispetto ai redditi dichiarati e che è ben più efficace degli studi di settore.

 

Adeguarsi o non adeguarsi agli studi di settore

Vi dò il mio ultimo consiglio, qualora non foste congrui:

. se sballate di poco o di pochissimo valutate di adeguarvi giusto per evitare di finire in liste selettive, sappiate però che non vi mettete al riparo da altri tipi di accertamenti;

. se sballate di cifre rilevanti (e il rilevante va determinato in proporzione ai vostri ricavi) NON ADEGUATEVI.

Perché un adeguamento importante è sospetto almeno quanto un mancato adeguamento.

Date invece uno sguardo e anche due al reddito che dichiarate al netto delle tasse e dei contributi previdenziali e valutate se quel reddito è sufficiente a giustificare il vostro tenore di vita.

 

Conclusioni 

Termino dicendo che gli studi di settore, purtroppo, sono una follia tutta italiana e in questo caso non me la sento proprio di dire una delle mie frasi preferite “Viva il Made in Italy”.

E azzardo anche una ragione del nome Gerico riferendomi a qualche ricordo biblico. Il profeta Giosuè distrusse con il suono di trombe le mura della città fortificata di Gerico. Chissà se gli studi di settore mirano a spezzare le mura di tante dichiarazioni fantasiose?

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Al prossimo post di #easyfisco.

Mirna

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19 Comments

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