Perché i prelievi del titolare e dei soci
possono mettere in crisi la tua impresa
Gestire una piccola impresa non significa solo fatturato e clienti. Una delle cause più frequenti di difficoltà finanziarie è rappresentata dai prelievi del titolare o dei soci, spesso superiori a quanto l’azienda può realmente sostenere.
Molti imprenditori e soci di società di persone considerano il conto aziendale come un “bancomat personale”. Questa abitudine, se non supportata da calcoli e previsioni, può compromettere seriamente la liquidità e la continuità dell’impresa.
Confondere patrimonio personale e aziendale
Il problema riguarda sia l’imprenditore individuale sia i soci di società di persone (snc, sas). Spesso ognuno preleva liberamente senza coordinamento e senza una politica chiara.
Oltre all’utile, molti titolari o soci prelevano anche il TFR dei dipendenti. Questo denaro non appartiene all’imprenditore o ai soci: va accantonato per le future erogazioni. Prelevarlo può creare problemi di liquidità proprio quando arriva il momento di pagare i dipendenti, mettendo a rischio la stabilità dell’azienda.
Prelevare denaro destinato al TFR significa “foraggiare” la vita privata del titolare o dei soci con fondi che non gli appartengono, con conseguente tensione finanziaria quando bisogna pagare i dipendenti.
L’errore più comune: prelevare anche l’IVA
Un altro rischio frequente è considerare l’IVA incassata come denaro disponibile.
Attenzione: L’IVA non è un guadagno dell’impresa. È un’imposta che l’azienda riscuote per conto dello Stato.
Se viene spesa per prelievi personali, quando arriva la scadenza per il versamento, i fondi non sono disponibili, creando tensioni finanziarie.
Perché servono calcoli e previsioni prima di effettuare i prelievi del titolare
Non basta guardare il saldo del conto per decidere quanto prelevare. L’utile contabile non coincide sempre con la liquidità disponibile: bisogna considerare tasse, contributi, fornitori, TFR e investimenti.
Un budget di cassa permette di sapere:
– quanto serve per far funzionare l’impresa,
– quanto va accantonato per obblighi come IVA e TFR,
– quanto titolari o soci possono prelevare senza mettere a rischio la continuità aziendale.
Solo con una visione completa dei flussi di cassa è possibile stabilire i limiti reali dei prelievi.
Un esempio concreto
Immaginiamo una società in nome collettivo che incassa 60.000 € + IVA (73.200 € totali). I tre soci, senza pianificazione, prelevano 20.000 € ciascuno, senza tenere conto dei costi, delle rate finanziamenti ecc. Risultato: liquidità insufficiente per pagare fornitori, spese correnti e rate.
Con l’intervento del commercialista, si può stabilire un compenso equo e sostenibile, accantonando correttamente IVA e TFR, evitando tensioni finanziarie e mantenendo l’azienda operativa senza sorprese.
Il ruolo fondamentale del commercialista per la sostenibilità dei prelievi del titolare e dei soci
Il commercialista non serve solo a fare bilanci o dichiarazioni fiscali: è il professionista che aiuta a capire quanto realmente si può prelevare senza compromettere la stabilità aziendale.
Può:
– calcolare la quota sostenibile di prelievo per titolari e soci,
– predisporre un budget di cassa dettagliato,
– impostare accantonamenti per obblighi come IVA e TFR,
– trasformare i numeri in decisioni pratiche e concrete.
Il commercialista non è una bacchetta magica
Non puoi aspettarti che il commercialista faccia tutti i calcoli per te se hai scelto di risparmiare al massimo sulla tenuta contabile girando tra fornitori di servizi a basso costo. I calcoli di cassa sono complessi e devono essere aggiornati periodicamente.
Questo non è un “atto dovuto” del commercialista, ma un servizio extra che puoi richiedere. Può sembrare un costo inizialmente elevato, ma quando arriverai a fine mese senza dover controllare ossessivamente il saldo del conto corrente per pagare fornitori e dipendenti, capirai che quei soldi spesi sono stati uno dei migliori investimenti per la tua impresa.
Il commercialista non ti racconterà le favole dei guru che promettono guadagni facili: ti dirà la verità. Ma tu e sei pronto ad ascoltarla?
Realismo e concretezza prima di avviare un’attività
Prima di aprire una piccola impresa, è fondamentale non illudersi. Anche se all’inizio sembrano entrare soldi, spesso ci sono:
– rate di finanziamenti da restituire,
– spese iniziali importanti,
– imprevisti che riducono la liquidità.
Molti “guru” online vendono corsi costosi promettendo facili guadagni ad artigiani, in particolare parrucchieri, estetisti, commercianti. Seguire i loro consigli senza pianificazione concreta può portare a spese inutili, tenore di vita al di sopra delle possibilità e conseguenti difficoltà finanziarie.
Un approccio realistico, pianificato e supportato da un commercialista competente, permette di affrontare i sacrifici iniziali senza mettere a rischio la continuità dell’impresa
Conclusione: disciplina e pianificazione
Il successo della tua impresa non dipende solo da quanto fatturi, ma da come gestisci la liquidità e i prelievi. Prelevare in modo disordinato mette a rischio tutto il lavoro fatto, anche in presenza di buoni margini.
L’impresa non è un bancomat personale: va gestita con disciplina finanziaria, distinguendo sempre denaro aziendale e personale.
Mirna Pioli – Commercialista
Ti aiuto a trasformare i numeri in decisioni concrete, così puoi gestire la tua impresa con serenità e sicurezza.