Il tempo delle comunicazioni digitali

il tempo delle comunicazioni

 

Con questo post relativo al quando delle comunicazioni digitali, concludo la serie iniziata con il come  Trogloditi digitali, maleducati per scelta o veri gentili? e proseguita con il quanto Le comunicazioni digitali tra tirchi ed esondanti.

Direi che, a differenza del come e del quanto, dove ho fatto diverse classificazioni, a seconda delle differenti modalità e abitudini, sul quando siamo tutti molto simili.

Quando è il tempo delle comunicazioni digitali?

La risposta è sempre, purtroppo.

Tutti noi siamo spesso connessi alla rete e ciò ha comportato un allargamento dei tempi di comunicazione, mi riferisco in particolare a quelle lavorative, che non si limitano più a orari definiti.

Ci viene in mente un dubbio, lo inviamo, a qualunque ora. E allo stesso modo spesso rispondiamo, a qualunque ora, o quasi.

Sul tema ci sono due correnti di pensiero.

La prima sostiene che sia bene farsi vedere sempre presenti, disponibili alla risposta, anche alla domenica, anche di sera, perché ciò è indice di professionalità verso il cliente e, soprattutto, dimostra che lavoriamo tanto, quindi siamo bravi.

Anzi, ho letto in proposito dei suggerimenti in tal senso. “Scrivi e rispondi a tarda ora o alla domenica, così fai vedere che lavori molto”.

La seconda corrente è, ovviamente, opposta. Sostiene che chi invia comunicazioni e, soprattutto, chi si mostra disponibile a rispondere a tutte le ore, fa vedere di avere poco da fare, svilendo in tal modo la sua figura professionale.

Direi che entrambe le teorie, puntano l’attenzione su ciò che emerge all’esterno, sull’impressione da fare agli altri, sulla esteriorità.

Mentre non tengono in adeguata considerazione, a mio parere, i due aspetti fondamentali: il tempo della riflessione e il tempo della disconnessione.

Il tempo della riflessione

Siamo eternamente in uno stato di allerta. Di attesa

Ma dovremmo prima chiederci se questo stato è giustificato.

Siamo per caso dei vigili del fuoco che devono correre a spegnere incendi e salvare vite umane?

Oppure dei medici rianimatori su una ambulanza che corre a perdifiato?

Direi di no, almeno nella generalità dei casi.

Allora che cosa è più importante?

Fermare l’auto, interrompere un dialogo reale, alzarsi da un pranzo di lavoro, per rispondere subito, oppure rispondere bene?

Perché sia chiaro, una risposta affrettata, che fa seguito a una lettura frettolosa e disattenta, mentre stiamo facendo dell’altro, ben difficilmente potrà avere lo stesso valore di una risposta preceduta da una adeguata riflessione. E spesso non darà nemmeno gli stessi risultati.

Molto dipende anche dalla complessità della domanda. Ma credo sia necessario evitare di dare risposte veloci, tanto per levarsi il pensiero, perché potrebbero risultare veramente poco convenienti per entrambe le parti.

Il tempo della disconnessione

E poi c’è un altro tempo. Quello della disconnessione.

Ed è necessario. Disconnessione dal lavoro e connessione con i nostri interessi e affetti.

In Francia è già stato recepito il diritto alla disconnessione, la definizione precisa di momenti in cui i dipendenti hanno il diritto di non essere connessi. Alcune grandi aziende hanno stabilito dei limiti ai messaggi fuori orario lavorativo, per esempio la Deutsche Telekom e la Volkswagen in Germania.

E in Italia?  

L’unica normativa applicabile è l’articolo 3, comma 76 del disegno di legge 2229 che espressamente riconosce il diritto alla disconnessione, nel rispetto degli obiettivi concordati.

E ai professionisti, commercianti, artigiani chi ci pensa?

Ci dobbiamo pensare da soli.

Per prima cosa rispettando il tempo di disconnessione altrui. Cercando di evitare di mandare messaggi quando ci vengono in mente, perché sappiamo che dall’altra parte arriva una notifica e, se desideriamo il nostro tempo di disconnessione, lo dobbiamo anche concedere agli altri.

Poi, silenziando le notifiche, o ancora meglio evitando di stare eternamente connessi in orari o situazioni non lavorative.

Dobbiamo impegnarci nel cercare e concedere spazi di silenzio e di chiusura alle notifiche digitali.

È un diritto, è un dovere, verso noi stessi e verso gli altri.

Conclusioni

I greci chiamavano kronos il tempo quantitativo, cronologico e kairos il tempo opportuno, il momento propizio.

Cerchiamo di impegnarci a far sì che il tempo delle comunicazioni digitali sia quello giusto.

E infine, dopo tanto disquisire sulle comunicazioni digitali gentili, vorrei concludere precisando che dovremmo sempre preferire, quando è possibile, una comunicazione diretta, faccia a faccia, o una telefonata.

Questo è sicuramente Essere Gentili.

 

Mi farebbe molto piacere leggere i vostri commenti. 

Buona gentiletica® a tutti,

Mirna

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