Influencer Marketing tra banner e buoni sconto è il Far Web fiscale

 

In questi giorni si parla di Web Tax, accordi tra i principali Paesi UE per evitare che i colossi USA del digitale continuino a eludere, evadere le imposte nei paesi dove realizzano gli utili.

Per comprendere in modo molto divertente tante cose ti consiglio di vedere questo video:

 

Del resto, per quanto riguarda gli introiti del web, c’è parecchia confusione anche in Italia.

Ed è un attimo approfittare di vuoti e ritardi normativi per giustificare omessi adempimenti.

Per iniziare a sbrogliare la matassa, in questo post cercherò di chiarire, in modo semplice e comprensibile a tutti, il trattamento fiscale di due tipi di introiti derivanti dalla rete: da banner pubblicitari e da azioni di influencer marketing retribuite con buoni sconto. 

I ricavi derivanti da banner pubblicitari online vanno dichiarati?

Rappresentano spazi pubblicitari (banner) concessi sul proprio sito o blog in cambio di un corrispettivo che viene solitamente determinato in base ai click.

Nonostante l’Agenzia delle Entrate non abbia chiarito ufficialmente quale debba essere il corretto trattamento fiscale dei corrispettivi, è ovvio che per il percipiente si tratta di redditi da dichiarare.

Occorre la Partita IVA?

La mia risposta è dipende.

Come ho scritto nel post Quando è necessario aprire la partita IVA è fondamentale valutare caso per caso per comprendere se, oltre al requisito della continuità, senz’altro presente, ci sia anche il requisito della professionalità.

Qualora sussistano entrambi i requisiti bisogna possedere una partita IVA, adempiere agli obblighi contabili e dichiarare i ricavi nel quadro di impresa del Modello Redditi.
In caso contrario gli introiti possono essere considerati redditi diversi e inseriti nel quadro L del Modello Redditi.

Il principale erogatore di questi compensi Google AdSense è piuttosto chiaro sul sito alle Faq e in rete vi sono vari post che specificano nel dettaglio i vari adempimenti contabili da osservare.

Non vi è alcun dubbio sul fatto che i compensi derivanti da banner pubblicitari debbano essere sempre dichiarati e sottoposti a tassazione a prescindere dalla loro entità e dal soggetto che li eroga.

I percipienti devono valutare col proprio commercialista solo se il corretto inquadramento è tra i redditi di impresa (P.IVA) oppure tra i compensi occasionali.

 

 

Influencer marketing e fisco: come inquadrare i crediti convertibili in buoni Amazon e similari?

Qui le cose si complicano e in rete c’è ben poco sull’argomento, per non dire nulla.

Rappresentano compensi per attività di gamification solitamente legate all’Influencer Marketing (da Wikipedia).

Faccio un esempio per maggiore chiarezza e semplicità.

A un blogger/influencer viene chiesto di parlare bene di un prodotto in alcuni post, oppure di mettere foto su Instagram, o di compiere azioni per far sì che quel prodotto o servizio sia più visibile sul web. In cambio di queste attività, e solitamente commisurati ai risultati di visualizzazioni o comunque numerici, al blogger vengono riconosciuti dei crediti che, al raggiungimento di un certo importo, possono essere convertiti in buoni sconto di Amazon o di altre società. Se il blogger, dopo varie azioni, ha accumulato 100 euro di crediti, potrà acquistare uno smartphone su Amazon del prezzo di 350 euro, inserendo il codice sconto, e pagandolo 250 euro. 

Per gli addetti ai lavori, i commercialisti, è più che ovvio si tratti di compensi da dichiarare, al pari di quelli in denaro.

Ma è altrettanto ovvio anche per coloro che li percepiscono e per le società che li erogano?

Nell’attesa di un chiarimento ufficiale da parte dell’Agenzia delle Entrate come si sono comportate le principali piattaforme italiane di Influencer Marketing?

Buzzoole

Buzzoole S.R.L., sede a Napoli, costituita nel 2013, capitale sociale 14.520,97 euro, partecipata per il 48,91% da Buzzoole Holdings Limited di diritto inglese (paradiso fiscale?) che annovera tra i soci importanti incubatori come Digital Magics, più di 230.000 influencer iscritti tra italiani e non.

Gianluca Perrelli in qualità di rappresentate del board e di Chief Marketing Officer ha pubblicamente risposto:

 

Cerco di rispondere, per quanto di mia competenza, alla domanda di Gianluca Perrelli.

È corretto dire che i crediti non sono oggetto di dichiarazione dei redditi?

A mio parere NO, non è corretto.

La parola che genera malinteso è “gratuitamente”, non appropriata per questa fattispecie.

Non si tratta infatti di regali, per i quali sarebbe comunque applicabile la disciplina fiscale prevista per gli omaggi.  Il dono non prevede alcun tipo di comportamento da parte del ricevente, a differenza dei buoni sconto che invece vengono erogati a seguito di azioni ben definite da esercitarsi sui siti e/o social.

Ed è corretto presentare Istanza di Interpello all’Agenzia delle Entrate?

È senz’altro possibile farlo adesso, anche se consiglio sempre, in questi casi dubbi, di farlo PRIMA di mettere in atto le operazioni.

Ed è corretto se nel frattempo si sono gestiti i buoni facendo riferimento a casistiche similari e al principio che OGNI REDDITO, eccetto quelli che la normativa esplicitamente esenta, DEVE ESSERE DICHIARATO.  

E qualora vi siano stati inadempimenti?

È possibile sanarli attraverso il ravvedimento operoso.

 

Lovby

LovBy S.R.L., sede a Milano, costituita nel 2014, capitale sociale 530.000,00 euro, partecipata per il 47,5% da T Communication S.P.A. società italiana, più di 100.000 iscritti. 

 

Il CEO Fabrizio Rametto, senza alcun tipo di reticenza, mi ha comunicato che i corrispettivi in buoni (Amazon e non) vengono gestiti con la procedura delle operazioni a premio. In questa fattispecie i premi non vanno dichiarati dai percipienti in quanto è la società che versa una imposta sostitutiva e, se dovuta, ritenuta a titolo di imposta pari al 20% o 25%, a seconda dei casi. Sul sito la massima trasparenza. Ecco il link Regolamento dell’operazione a premi.

 

A mio parere, e in attesa della risposta all’interpello all’Agenzia delle Entrate, gli inquadramenti possono essere alternativamente:

1. compensi (occasionali o non come visto sopra per i corrispettivi dei banner pubblicitari) soggetti a ritenuta di acconto, certificazioni uniche CU, 770, da dichiarare nel quadro redditi diversi o di impresa/lavoro autonomo;

2. operazioni a premio con attivazione della procedura preventiva, trasparenza sul regolamento, versamento imposta sostitutiva ed eventuale ritenuta di imposta da parte della società con consegna CU ai percipienti (che non devono più dichiararli essendo premi tassati a titolo definitivo alla fonte) e compilazione del modello 770.

Nella speranza che questo vero e proprio Far Web fiscale diventi presto più regolamentato e trasparente e che le “tasse online” vengano considerate come quelle offline, ti do appuntamento ai prossimi aggiornamenti.

 

Se hai un dubbio scrivilo nei commenti, se invece mi vuoi contattare direttamente per una consulenza, segui il link consulenza online o consulenza in studio.

Al prossimo post di #easyfisco.

Mirna

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