Le parole cattive della comunicazione 2.0

 

le parole cattive della comunicazione 2.0

 

Il marketing è una guerra dove il nemico sono i concorrenti, e il cliente è l’obiettivo da conquistare

E’ lo slogan di un best seller sul marketing che promette, al termine della lettura, di insegnarti:

la strategia difensiva;
la strategia offensiva;
la strategia dell’attacco ai fianchi;
la strategia della guerriglia.

Insomma o sei un vincente o sei un perdente.

Che ansia mi è venuta, solamente a leggere queste poche righe …

Del resto viviamo in un contesto sociale che enfatizza tutto ciò che è violenza, a volte alla persona, altre alla privacy, al buon gusto, all’educazione e via dicendo.

E la comunicazione 2.0 che sfrutta gli strumenti di internet marketing nel mondo del social networking e dei social media, utilizza spesso un linguaggio tratto dal mondo militare.

Alcune parole che, per restare in tema, ci “vengono lanciate addosso” tutti i giorni:

. target (deriva da bersaglio)
. impatto
. slogan (deriva dal gaelico, composto da sluagh –nemico– e ghairm – urlo – “grido di guerra”)
. tattica
. banner (sono quelle strisce pubblicitarie che appaiono in ogni dove mentre navighiamo; termine utilizzato anche per le strisce che contraddistinguono gli eserciti)

E poi ci sono le azioni, i verbi:

. conquistare quote
battere la concorrenza
. catturare il consumatore
bombardare di messaggi
. colpire il target
. invadere il mercato
. aggredire il cliente
. annientare i competitors
. sconfiggere la crisi
. rompere la resistenza
. posizionarsi sul campo

Il Guerrilla Marketing (o werrilla) utilizza tecniche non convenzionali, a basso costo, mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali. Tecniche di guerriglia, in breve.
Recentemente ho letto queste frasi sul Guerrilla:
“come esercitare leadership sul mercato prendendo a morsi la crisi
“l’80% del marketing è noia, il 20% del marketing è pura libidine creativa che deve servirci a diventare notevoli

Ho provato disagio di fronte alle parole USATE così.
Anche di fronte alle immagini che spesso sono di questo tipo.

 

guerrilla marketing

 

Comunicare in modo etico 

Una delle attività principali del marketing etico è legata al “pilastro” della comunicazione etica, orientata a una “revisione” degli scambi comunicativi.

Ricordi la C di Comunicazione dell’ Alfabeto del Marketing Umanistico?

C come Comunicazione
La Comunicazione è lo strumento principale di tutte le relazioni.
Significa mettere in comune informazioni ed emozioni, per una specifica azione-comune tra esseri umani e tra impresa e mercato, sia all’interno che all’esterno dell’impresa stessa.
Con la precisa volontà di costruire per obiettivi, evitando ogni tipo di incomprensione.

Mi piace molto il verbo “costruire”.  

Mentre non amo il verbo “to brand“, da “brand“, marchio.
L’ origine della parola brand deriva dall’antica lingua norvegese, da brandr che significa bruciare.
Indicava, infatti, il procedimento di marchiatura a fuoco del bestiame. In quel modo gli animali venivano identificati e resi “di proprietà” dell’allevatore. Poi la marchiatura nel tempo divenne anche un mezzo di identificazione del prodotto.

Del prodotto appunto, non del cliente.

Cliente che andrebbe rispettato di più, riconoscendogli la capacità di fare le sue valutazioni, smettendola di bersagliarlo, ferirlo, manipolarlo, con lo scopo di “marchiarlo”.

comunicazione 2.0

 

Le parole sono importanti

Eliminare dal lessico alcune parole può apparire un’azione puramente est-etica, ma forma e sostanza sono un tutt’uno come diceva Aristotele.

Si potrebbe iniziare sostituendo la parola “consumatore”.
La psicologa Laura Napolitano, dice:

 Il termine consumo è in sé legato a quello di distruzione, sciupìo, logorio. Il vecchio e a tutti caro Zanichelli definisce così il verbo consumare: logorare, distruggere, ridurre a niente. Il più recente dizionario Ghiotti lo definisce ridurre a niente, esaurire, sciupare. Partendo da queste constatazioni sentirsi definire dei consumatori, cioè degli sciuponi o distruttori, consapevoli o meno di questo processo, può far adirare chiunque. Ed ancor più se la promozione di processi di consumo viene attivata da pochi per il proprio profitto manipolando la sfera della emozionalità, del tutto e subito e/o usa e getta oggi di gran voga.

Potremmo, al suo posto, scrivere “Cliente-Essere Umano“, per esempio.

E poi, piano, piano, sostituirne altre.

Spetta alle donne e agli uomini di marketing scegliere di scrivere questo nuovo vocabolario. 

Perché le parole … sono importanti … come dice Nanni Moretti in questa scena magnifica da “Palombella rossa”! 

 

A presto con la prossima puntata di #easymarketing #etica.

Mirna

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8 Comments

  1. Anna
  2. luisa benetti
  3. Massimo Mamoli

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