Le Società Benefit e B Corp come innovazioni sociali

B Corp

 

Ho domandato a Moreno De Angelis di aiutarmi ad approfondire il tema delle Società Benefit e delle B Corp, iniziato con questo mio primo articolo:  L’etica del mettersi in proprio;  Moreno ha risposto al mio invito con entusiasmo, mettendo a disposizione la competenza che possiede su queste tematiche così importanti, legate alla innovazione sociale.

 

Le società benefit

Possono essere considerate come la concretizzazione di una visione evoluta di capitalismo riconducibile a quella parte del mondo imprenditoriale che ha un’idea nuova di impresa, quella impresa “socialmente consapevole” basata su pratiche sostenibili, dalla portata innovativa e dall’impatto “positivo” per la comunità.
Basata quindi sui migliori principi di Social Innovation.

 

Le innovazioni sociali

“Definiamo innovazioni sociali le nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che soddisfano dei bisogni sociali (in modo più efficace delle alternative esistenti) e che allo stesso tempo creano nuove relazioni e nuove collaborazioni. In altre parole, innovazioni che sono buone per la società e il pianeta e che accrescono le possibilità di azione per la società stessa” Il libro bianco sulla innovazione sociale –  Murray, Grice, Mulgan.

Un’impresa che, nel progetto, è capace di avere nel proprio DNA tutto il meglio dei modelli “profit” e dei modelli non profit, alzando il tema della consapevolezza sociale da “opportunità strategica” a “vincolo di missione”: cioè da CSR (Corporate Social Responsibility) a CSI (Corporate Social Innovation).

 

Un nuovo settore economico e nuovo modello imprenditoriale

Un fattore di rischio che merita attenzione e che non è un inserimento nel mondo appena rinormato degli enti del terzo settore, ma piuttosto appare come un vero e proprio “nuovo” settore economico e nuovo modello imprenditoriale in grado di usare la forza delle imprese private per creare, contestualmente al proprio profitto, valore per la comunità. Inserito, speriamo sempre più, come sintesi dei due universi (profit e non profit) attraverso la peculiarità dell’obiettivo di massimizzare il ritorno sull’investimento da un punto di vista sia economico, che ambientale e sociale, rigenerando, mantenendo o non sprecando risorse, sia esse naturali, sociali o economiche, invece che sottrarre a tutto questo valore.
E creando nuove relazioni e nuovi approcci lavorativi.

Pensando più in particolare alla legge italiana trovo necessario porre estrema attenzione al concetto di “beneficio comune” che secondo la definizione del legislatore deve intendersi come:

“ il perseguimento, nell’esercizio dell’attività economica, si uno o più effetti positivi, o la riduzione degli effetti negativi, su una o più persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni, questi ultimi da considerare quale specie del genere “altri portatori di interesse (ossia soggetti coinvolti “direttamente o indirettamente quali lavoratori, clienti, fornitori, finanziatori, creditori, pubblica amministrazione e società civile”)”.

La norma, quindi, individua la possibilità che i benefici (non solo economici ma sociali) riguardino oltre i soci e i finanziatori (che sono soggetti direttamente coinvolti) anche terzi (come soggetti indirettamente coinvolti) e dunque destinatari dell’azione.

La rivoluzione, spero esplosiva, della società benefit che potrà provare a sfidare i modelli economici più consolidati sarà quella di una lettura integrata, bilanciata, interdipendente sulle ragioni di esistere dell’impresa stessa, per tornare ad essere capace di superare la distanza, cresciuta molto, in relativamente poco tempo, fra impresa e società.

 

Aspetti gestionali della società benefit

Ma il cambiamento deve essere “vero”.
Infatti, per assicurare una efficace gestione amministrativa che possa bilanciare l’interesse dei soci, il perseguimento delle finalità di beneficio comune e gli interessi delle categorie come previsto dallo statuto, le società benefit devono indicare il soggetto o i soggetti responsabili a cui affidare funzioni e compiti volti al perseguimento delle finalità sociali.
Espressamente, siano essi soci o non soci.
Nel caso di non soci, con procura che ne definisca i poteri amministrativi.

Inoltre devono identificare parametri e strumenti per misurare e comunicare in una relazione al bilancio quelli che sono i risultati ottenuti anche per la parte sociale.

Un esempio per tutti: Nativa Lab ha come scopo sociale, fra gli altri, il benessere dei soci; questo non è computato e misurato in maniera soggettiva, ma viene analizzato e misurato con un sistema parametrizzato frutto di uno studio psicologico tedesco. Inoltre sarebbe meglio fosse esterno (cioè eseguito da un ente altro) e non fatto internamente alla società.

Per approfondire gli aspetti giuridici e gestionali leggere L’etica del mettersi in proprio – le società benefit.

 

La diversità della società benefit (dagli impegni sociali di una impresa sociale o dal CSR di una impresa profit)

L’impresa sociale individua che parte dei suoi utili siano destinati a attività che perseguano obiettivi di tipo sociale.
Come target dell’obiettivo sociale si fa riferimento alle classi di bisogno sociale schematizzate in Italia e sulle quali è fondato il mondo sociale cooperativo e associazionistico a questo mirato.
Alcune società profit utilizzano lo strumento della CSR, a volte con etica evidente frutto di atteggiamenti e politica societaria a volte come Green Washing finale per poter recuperare reputazione nel mercato.

Le società benefit, interpretazione legislativa delle Benefit Corporation attecchite in USA e nel nord Europa, inseriscono nell’oggetto sociale la propria vocazione per la società (ossia sociale, sostenibile, responsabile e trasparente).
Tramutano un processo “a valle” come può essere una CSR (Corporate Social Responsability, ossia Responsabilità Sociale d’Impresa) in una CSI (Corporate Social Innovation): una evoluzione della CSR che però risiede nel tavolo di programmazione (“a monte”) e fa parte degli obiettivi programmatori iniziali in quanto obiettivo al pari di quello finanziario e auto rafforzanti reciprocamente.

 

Le società benefit e il mondo ETS italiano

L’approvazione delle società benefit arriva prima dell’approvazione della legge sulle ETS (Enti del Terzo Settore) e, a mio avviso, non sembra inserita in una programmazione preliminare alla riforma del terzo settore.
Ci sarà bisogno di un grande lavoro di integrazione e sinergizzazione delle caratteristiche complementari fra ETS e Società Benefit per sviluppare tutte le opportunità che le Benefit possono dare anche al sistema ETS.
Ma, non facciamo confusione: mentre il mondo ETS italiano è un gran modello di risposta ai disagi sociali e di supporto a portatori di questi disagi, l’azione “sociale” di una Benefit (e di una B Corp) è rivolta ai problemi del mondo e della società in generale, quindi, potenzialmente mirata a migliorare la vita a qualunque categoria sociale, non solo alle categorie con disagio.

 

Il riconoscimento come B Corp

Mentre la Società Benefit è una forma amministrativa imprenditoriale, riconosciuta dalla legge e normata, la B Corp è una sorta di certificazione, una qualifica che mediante un sistema di certificazione palese BIA (B Impact Assessment) permette di connotare qualsiasi società voglia averla.
Una società benefit può anche non acquisire mai il marchio B Corp, mentre le B Corp hanno l’obbligo di diventare società benefit entro due anni per potere mantenere la certificazione.
Credo che per una società che nasce o si trasforma in benefit diventi quasi una questione di etica professionale e imprenditoriale, ottenere la B Corp, essendo questo l’unico (oggi) sistema di misura della performance palese e gestito da un ente terzo. 

Per essere riconosciuta come B Corp bisogna essere certificati.
Esiste nel web un questionario denominato BIA (B Impact Assessment) che permette a qualsiasi società di verificare il proprio operato nei termini del conseguimento della certificazione B Corp. Se si supera il punteggio di 80 (su un massimo di 200) si può pensare di ottenere la certificazione. In ogni caso esiste il meccanismo di miglioramento, molto simile alle certificazioni di qualità (tipo la ISO 9000). Ad oggi più di 40000 imprese si sono cimentate nel questionario.

 

Dove nasce il pensiero delle B Corp?

Qui la riflessione è profonda.
Dopo anni di battaglie ambientaliste che “de facto” sono state relegate a un contesto “popolare” che poco ha inciso nel mondo imprenditoriale, la lettura di una di queste diventa essenziale per maturare una idea nuova.
Che valutato i cambiamenti attuali (ambientali, sociali e tecnologici) diventa praticamente ineludibile nell’ottica di un futuro di tutti.

I cambiamenti attuali hanno provocato nell’ultimo secolo (quello scorso) una crescita della produzione così elevata da essere superiore alla somma delle produzioni di tutti i secoli dal primo al 19. Nel 21° secolo (dopo 10 anni, anno dei dati espressi dal The Economist) la crescita è continua e paurosa.
Sembra senza limiti.
Sembra, perché gli effetti in termini prelievo indiscriminato delle risorse e di spreco delle stesse nella produzione, emissione di CO2, perdita di biodiversità e inquinamento delle acque potabili stanno rendendo sempre più difficile e “dispari” la vita sul pianeta.
Per anni (poco più di un secolo) le battaglie rivolte verso la sfera politica e in termini di “rottura” o contrasto verso qualche impresa meno avveduta di altre a nascondere i propri meccanismi produttivi, non hanno inciso nella parte sociale responsabile di un certo modello accumulativo.

Oggi la B Corp e la Benefit diventa, sinergicamente al divenire di altre condizioni del contesto, possibile strumento per un reale cambiamento dello stile di fare le cose e di fare impresa, che assomiglia in alcuni casi a qualche illuminato del passato, ma agisce dall’interno del mondo imprenditoriale dando a “scelte responsabili” quel valore economico e quel valore competitivo che non hanno mai avuto.

Le condizione mutate del contesto sono la visibilità estremamente aumentata con il consolidamento di internet e dei social media: oggi è impensabile fare impresa senza questi strumenti, ma proprio questi strumenti mettono in una vetrina “interattiva” le imprese, dove i consumatori possono capire, cercare e, nel caso, scoprire fatti dannosi per la società applicati magari con leggerezza remunerativa da imprese di vecchio stampo, e creare effetti dannosi per le medesime.
Inoltre ci sono nuove generazioni che vedono in maniera differente l’acquisto, gli aspetti sociali e i percorsi (al posto dei risultati): i millennials.
Che saranno i compratori di domani.
E non compreranno da chi non avrà in mente il mondo e la società.

Noto che oggi fra le altre, anche Lavazza, appoggia i millenium goals. E fa spot dove parla di sostenibilità (ambientale e economica).
Secondo voi, perché?

In quest’ottica, vigilare perché il fenomeno delle Società Benefit e delle B Corp cresca in maniera giusta senza deviazioni pericolose, diventa responsabilità di tutti.

Anche verso quelle imprese (in Italia circa 100) che oggi hanno già il marchio B Corp.

E sicuramente non si può diventare B Corp per moda, senza convinzioni profonde, maturate con profonde riflessioni.

E con azioni coerenti.

 

Moreno De Angelis
Consulente per imprese, pubbliche amministrazioni, ETS, specializzato nel reperimento risorse economiche per progetti e imprese, Europrogettista senior (dal 1993), facilitatore di processi inclusivi compartecipati, formatore senior, educatore ambientale e alla sostenibilità. Presente sui principali social media come Moreno De Angelis (Facebook Linkedin, Google+, Istagram, Pinterest) deangelismoreno@gmail.com

 

Spero questo post ti sia stato di aiuto, se hai qualche dubbio scrivilo nei commenti, Moreno e io ti risponderemo.

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Doublentry di Mirna Pioli 

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