L’impresa etica si racconta: la Società Antonio Volpe

Ho deciso di inaugurare questa nuova sezione del Blog, che ho voluto chiamare ethicStory – l’impresa etica si racconta – con la bella storia di una impresa italiana cessata nel 1939: la Società Antonio Volpe di Udine.

Per due ragioni:

. per non dare adito a dubbi che questi post siano delle pubblicità. Il mio intento è unicamente quello di raccogliere e condividere esempi etici e innovativi che possano essere di aiuto e stimolo al miglioramento;
. perché credo sia necessario ripartire da una nuova visione, basata sulla Human Satisfaction (che rappresenta da qualche tempo l’evoluzione del vecchio e dannoso modello “consumatore”) e che, nonostante i tanti passi avanti, sia sempre opportuno dare uno sguardo a ciò che di bello c’è stato in passato.

Ma lascio che sia Manuela Lombardi Borgia, autrice, insieme a Giovanni Renzi, del libro “Società Antonio Volpe: il Design Italiano sfida la Gebrüder Thonet”, a raccontarci di questa bella Impresa.

Società Antonio Volpe

 

Il 20 giugno 1894 è giornata di festa in Via Grazzano 20 a Udine.

In presenza delle autorità, di giornalisti e dei curiosi attratti da una nuova luce bianca e vivissima, viene inaugurata la luce elettrica nello stabilimento della Società Antonio Volpe.

E’ il progresso, quello buono, che porta benessere ai lavoratori, alla società e al territorio nel quale l’impresa è responsabilmente inserita.

Contributo alla vita di tutti sul cammino della civiltà .

E così è per questa azienda, in cui la dirigenza sogna un giorno di poter donare ad ogni operaio una casa con un orto.

In quel momento lavorano presso la fabbrica circa 250 operai più un centinaio a domicilio. Si producono circa 500 sedie al giorno e circa 100.000 pezzi di mobili all’anno. I legni utilizzati sono ancora il faggio ma anche il larice.

I locali sono ben areati, puliti ed illuminati.

La storia della Società Antonio Volpe di Udine, durata dal 1883 al 1939, è una storia di passione e determinazione, di imprenditori illuminati e coraggiosi, che credono fortemente nei loro sogni, ma anche di guerre e varie vicissitudini che ne hanno cancellato per anni la memoria.

Non è solo genio creativo che ci ha regalato dei capolavori di rara bellezza, come il dondolo 267, è altrettanto una gestione di impresa di eccellenza, di una modernità sorprendente.

Dondolo 267

Dondolo 267

 

Nulla è lasciato al caso, dall’organizzazione aziendale alle politiche commerciali, all’ascolto del mercato, all’assecondare prontamente le richieste sempre più esigenti, con attenzione al rapporto costo/beneficio e alle attese di profittabilità dell’azienda.

E’ un settore, quello del mobile in legno curvato a vapore, che macina denaro e successo, guidato dalla gigante Gebrüder Thonet di Vienna e la società di Udine dimostra da subito originalità e unicità.

La Volpe non aspetta che il giovane Stato italiano si doti di un testo unico per la previdenza (22 agosto 1901), lo anticipa.

Già dal 1895 assicura i propri operai presso la Fondiaria e ancora nel 1905 risulta una delle prime e uniche società (insieme alla Bocconi di Milano) ad aver iscritto autonomamente i propri operai al fondo previdenza.

Dal 1901 viene istituito un fondo per la malattia temporanea, una cassa di prestiti gratuiti, premi di incoraggiamento e di produzione e viaggi per visitare le Esposizioni Universali come a Milano per l’Expo del 1906. Non è un caso che nel 1907 i suoi operai sono gli unici a non partecipare al grande sciopero del settore della falegnameria e del mobile che blocca la produzione ad Udine per giorni. I diritti per cui lottano gli altri operai sono una minima parte di quello che ha già chi opera all’interno della fabbrica di Via Grazzano.

 

reparto

 

E’ innovativa nei modelli prodotti sia dal punto di vista estetico che di lavorazione (la Volpe è una delle prime industrie a lucidare a nitro i mobili), nella ricerca di nuovi sbocchi (la società brevetta alla fine dell’800 dei cerchioni di legno per biciclette e nel 1915 allestisce la prima ambulanza che dona all’Esercito Italiano).

La sola fabbrica italiana ad essere oggi rappresentata nei maggiori musei del mondo di design con i propri modelli.

La sola a differenziarsi nella politica commerciale tra le tante concorrenti e a poter essere considerata la prima vera produzione di massa o seriale nell’arredamento.

Il mobile moderno, il mobile di design italiano, nasce qui a Udine e il merito è della Società Anonima Antonio Volpe da cui ancora oggi trarre esempio ed ispirazione.

Manuela Lombardi Borgia

manu

 Mi occupo di pianificazione commerciale e strategica, di supporto e sviluppo dei canali di vendita, di marketing e comunicazione.
Sono nata e cresciuta a Milano, dove risiedo e opero come consulente e coach, e dove mi sono laureata in Economia e Commercio con specializzazione in Marketing dopo studi linguistici.
Appassionata di interior design e di impresa, ho maturato negli ultimi venticinque anni una esperienza significativa in aziende multinazionali italiane e straniere, a supporto dei canali diretto e indiretto, in Europa, concludendo la mia esperienza aziendale in Olivetti. 

copertina

Ho scritto, insieme a Giovanni Renzi, il libro dal titolo “Società Antonio Volpe: il Design Italiano sfida la Gebrüder Thonet”, edito da SilvanaEditoriale.
Sono fortemente convinta del valore di ogni impresa come elemento fondante e propulsivo del benessere degli individui: contribuire a questo, con il mio entusiasmo e la mia professionalità, è la mia massima aspirazione.

mlombardiborgia@gmail.com
https://it.linkedin.com/in/mlombardiborgia
www.manuelalombardiborgia.com
www.societaantoniovolpe.com

 

Spero che questa bella storia sia piaciuta anche a te.

A presto con il prossimo appuntamento di ethicStory – l’impresa etica si racconta.

 

Mirna

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10 Comments

  1. Giovanni Renzi
    • Marzio Bonferroni
  2. Marzio Bonferroni

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