Le liquidazioni IVA periodiche

liquidazioni IVA

 

Che cosa è l’IVA

IVA significa Imposta sul Valore Aggiunto.

E’ un’imposta indiretta che tassa il consumo di beni e servizi.

Grava sul consumatore finale e, tranne alcune eccezioni, non rappresenta un costo per gli imprenditori.

E’ pertanto sbagliato accomunare l’IVA alle altre imposte e balzelli che devono sostenere le imprese (esempio IRPEF, IRAP, tassa rifiuti, contributi previdenziali). 
L’imprenditore ha l’obbligo di versarla, ma l’IVA è un costo per il cliente-consumatore finale del bene o del servizio.

 

Quando si versa l’IVA – Le liquidazioni IVA

L’IVA si versa il giorno 16 del mese successivo a quello di riferimento delle operazioni.
Quindi il 16 di febbraio si versa l’IVA di gennaio, il 16 di marzo quella di febbraio e così via.

L’adempimento è mensile eccetto per coloro che optano per i versamenti IVA trimestrali.

Possono optare i contribuenti che nell’anno precedente hanno avuto un volume d’affari (ricavi derivanti da operazioni IVA) non superiore a:
• 400.000 euro per i lavoratori autonomi e per le imprese che hanno come oggetto della propria attività la prestazione di servizi (esempio parrucchieri, avvocati, agenti di commercio, ristoranti);
• 700.000 euro per le imprese che esercitano altre attività (esempio commercio al minuto di abbigliamento, costruzioni di immobili).
In tal caso i versamenti IVA trimestrali subiscono una maggiorazione dell’1% a titolo di interessi.

Esempio: IVA a debito 1.500,00 euro, se si opta per gli adempimenti trimestrali si verserà 1.515,00 euro (1500,00 + 1%).

Nel caso di versamenti trimestrali le scadenze diventano le seguenti:

  • trimestre gennaio-febbraio-marzo scadenza 16 di maggio;
  • trimestre aprile-maggio-giugno scadenza 16 di agosto;
  • trimestre luglio-agosto-settembre scadenza 16 di novembre;
  • trimestre ottobre-novembre-dicembre scadenza 16 di marzo.

Per ulteriori approfondimenti:
Come e quando si versa l’IVA

 

Come si calcola l’IVA da versare

L’IVA dovuta è data dalla differenza tra IVA a debito e IVA a credito.

Per essere più chiara faccio l’esempio di un commerciante al dettaglio.
Quando vende, l’IVA che compare sulle fatture emesse o quella contenuta negli scontrini battuti, rappresenta per lui IVA a debito.
Quando acquista, l’IVA che compare sulle fatture che riceve, rappresenta per lui IVA a credito.
Al termine del mese (o trimestre, come abbiamo visto sopra) si somma tutta l’IVA a debito del periodo e si sottrae tutta l’IVA a credito.
La differenza è l’IVA che il commerciante deve versare.
Se la differenza è negativa, significa che ha un credito di IVA e lo potrà scomputare dai versamenti del periodo successivo.

 

Ma come si fa per pagare meno IVA?

Questa è la domanda classica che mi fate in tanti.

Non ho la bacchetta magica, ma ecco alcuni piccoli consigli che possono contribuire a ridurre il versamento periodico:

 . cercate, nei limiti di ciò che è consentito dalla normativa e che vi permettono i vostri clienti, di emettere le vostre fatture relative a prestazioni di servizi anziché il 30 del mese nei primi giorni del mese successivo.
In questo modo sposterete in avanti di un mese, o addirittura di un trimestre, a seconda della vostra periodicità, il versamento IVA. Attenzione però che i clienti non ne approfittino per saldare con un mese di ritardo. 🙂
Infatti le fatture vanno emesse:
. entro e non oltre il pagamento per le prestazioni di servizi.
Quindi, se dovete fatturare una consulenza per la quale non avete ancora ricevuto il pagamento, invece di fatturarla alla fine del mese datate la fattura il giorno 1 del mese successivo.
Questo non lo potete fare con le cessioni di beni, perché per il calcolo dell’IVA a debito di un determinato mese, si fa riferimento al mese di consegna o spedizione della merce e non alla data di registrazione della fattura differita.
Però potete effettuare le consegne delle forniture più importanti all’inizio del mese, anziché alla fine del mese precedente.

. consegnate per tempo al vostro commercialista TUTTE le fatture  relative al periodo della liquidazione, in modo da potere detrarre tutta l’iva a credito.
Per TUTTE intendo logicamente quelle inerenti. Non quelle relative alla cameretta del figlio o alla spesa di casa.

 

Modello F24

 

E se non c’è la disponibilità finanziaria per pagare l’IVA?

Dico spesso che l’IVA non va considerata una somma disponibile da chi la incassa.

Ai miei clienti spiego che la dovrebbero idealmente considerare in un cassetto separato da quello degli incassi veri e propri.
Da quel cassetto bisognerebbe attingere per pagare l’IVA ai fornitori.
E ciò che resta è proprio l’IVA da versare, da restituire, in quanto incassata per conto dello Stato.

Ma se, nonostante tutto, non c’è la disponibilità finanziaria alla scadenza come si fa?
In tal caso esiste l’istituto del ravvedimento operoso.
Ve ne ho già parlato nel post intitolato “Scusate il ritardo” dove potete vedere anche una tabella che vi indica il costo aggiuntivo, a seconda del ritardo con il quale si effettua l’adempimento.
Ecco il link: Tabella ravvedimento operoso

 

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Se avete la necessità di contattarmi direttamente per una consulenza, seguite il link consulenza online o consulenza in studio.

Al prossimo post di #easyfisco.

Mirna

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