Lo fate lo sconto in fattura?

sconto in fattura

 

Consigli alla piccola impresa a proposito dello sconto in fattura

Ho letto molti articoli che illustrano come funzionano i bonus casa e quindi le detrazioni in dichiarazione, lo sconto in fattura, la cessione del credito, dalla parte del cliente.

Io stessa ne ho scritti alcuni, tra cui questo che puoi leggere qui Bonus casa le detrazioni che ti spettano

Ma pochi sono scritti dalla parte dell’impresa e ancora meno sintetizzano in modo semplice ciò che deve sapere il piccolo imprenditore edile – artigiano.

Questo è l’intento che mi sono prefissata nello scrivere l’articolo: mettermi dalla parte del piccolo imprenditore, dargli una mano a comprendere il meccanismo, i pro e contro, fornirgli le nozioni utili per potere gestire in modo comunque conveniente il tutto.

E soprattutto restare sul mercato, perché se è vero che da una parte queste norme agevolano in particolare le grandi imprese e le banche, è altrettanto vero che se il piccolo imprenditore si rifiuta a monte anche solo di capire e di tentare di entrare in modo consapevole all’interno di questi meccanismi, rischia di essere tagliato completamente fuori.
La domanda da porsi è “Mi posso permettere di essere tagliato fuori?

In questo articolo mi concentro quindi sulla domanda più gettonata che viene rivolta al piccolo imprenditore “Lo fate lo sconto in fattura?

E per rispondere , no, oppure sì a determinate condizioni, credo saremo tutti d’accordo che è obbligatorio conoscere le regole e capire molto bene di cosa si sta parlando.

Sembrano ovvietà ma non è affatto così; piccoli imprenditori che hanno compreso bene il meccanismo dello sconto in fattura e/o della successiva cessione del credito in questo momento ce ne sono pochi.

Quindi, iniziamo.

CHE COSA SONO I BONUS CASA

Questa risposta è facile e la conoscono in tanti perché è da parecchio tempo che abbiamo a che fare con i bonus casa.

Normalmente i bonus casa sono detrazioni IRPEF, quindi somme che vengono scontate direttamente dalle imposte da pagare con la dichiarazione dei redditi,  in rate annuali (solitamente 5 o 10) e che rappresentano una % (solitamente dal 50 al 110%) degli importi spesi per migliorare gli immobili.

L’ho fatta semplice per evitare di incepparci già sul primo punto.

I bonus casa così concepiti hanno portato negli anni a un incremento dei lavori di ristrutturazione, manutenzione e miglioramenti degli immobili, ma non erano appetibili per tutti i soggetti. 

Bisognava avere capienza nelle proprie imposte e bisognava comunque avere tutta la disponibilità finanziaria, pagare tutti i lavori, e poi attendere i vari anni per recuperare le rate dei bonus.

 

LO SCONTO IN FATTURA E LA CESSIONE DEL CREDITO

Sconto in fattura e cessione del credito sono due modalità alternative di fruizione da parte del cliente dei bonus casa.

Con lo sconto in fattura egli chiede all’impresa che ha eseguito i lavori di scontargli direttamente dal conto da pagare le detrazioni che gli spettano.

Con la cessione del credito invece il cliente paga interamente i lavori e poi cede (= rivende) il suo credito IRPEF a terzi (banche ecc.).

Parliamo dello sconto in fattura

Per prima cosa bisogna dire che il fornitore, quindi il piccolo imprenditore edile – artigiano nel nostro caso, non è mai obbligato a concedere lo sconto in fattura.

Quindi si tratta di una richiesta che il cliente fa al fornitore e che il fornitore può accettare oppure no.

A quanto ammonta lo sconto in fattura?

Lo sconto è pari alla detrazione che spetta al cliente.

Quindi, se si tratta di lavori di ristrutturazione è il 50% con i limiti di importo massimo stabiliti di 96.000 euro; se è bonus facciata è il 90% senza limiti; se è superbonus è il 110% coi vari limiti che però si riduce al 100% come sconto perché al massimo si può azzerare la fattura.

La fattura viene fatta normalmente con il suo imponibile, la sua IVA e il totale e solo alla fine, dal totale fattura, si evidenzia e detrae lo sconto con apposita dicitura.

Ma per la piccola impresa quanto vale lo sconto?

Ecco questa è la domanda fondamentale e soprattutto è fondamentale capire molto bene la risposta.

Partiamo da un esempio: Mario Rossi ha incaricato l’impresa Verdi di fargli lavori di ristrutturazione per 30.000 euro (IVA compresa). L’impresa Verdi ha accettato di applicargli lo sconto in fattura per cui ha incassato da Mario Rossi 15.000 euro pari a 30.000 euro meno il 50% della detrazione che sarebbe spettata a Mario Rossi in dieci anni.

Quindi l’impresa Verdi ha fatto uno sconto di 15.000 euro a Mario Rossi e ora è la titolare del bonus.

Ma è la stessa cosa fare lo sconto oggi di 15.000 euro in cambio del bonus di 15.000 euro da rateizzare in 10 anni?

Direi di no. Perché lo sconto è liquidità immediata che viene sottratta agli incassi dell’impresa Verdi, impresa che deve comunque sostenere tutte le spese per l’esecuzione dei lavori, mentre ciò che riceve sono per metà denaro e per l’altra metà il credito.

Bene, ma se quel credito viene detratto per esempio dall’IVA o dalle tasse è la stessa cosa, non è come ricevere il denaro?

Non direi, non è proprio così, perché quel credito mantiene la sua detraibilità in dieci rate annuali e chiunque ne diventi “il titolare” deve rispettare questa rateizzazione.

Ciò significa che l’impresa Verdi lo può detrarre in 10 anni.

E un credito di 15.000 euro detraibili in 10 anni non vale oggi 15.000 euro.

Questo significa che l’impresa ha lasciato al cliente liquidità immediata e ha ricevuto in cambio un credito scomputabile in 10 anni.

E ciò è ben difficilmente sopportabile a livello finanziario, a maggiore ragione da una piccola impresa.

Cosa fare quindi con quel credito?

Magari la rata dell’anno si utilizza, ma le restanti? Mica l’impresa può attendere dieci anni per tornare in possesso della liquidità.

L’impresa dovrà cedere quel credito che ha accettato. Dovrà percorrere esattamente la terza via, quella che il cliente non ha percorso, ovvero cedere il credito.

Ma quanto vale quel credito?

Quel credito vale esattamente quanto il mercato è disposto a pagarlo.

Il mercato di chi acquista crediti derivanti da bonus casa è rappresentato dalle banche e dal portare SìBonus di cui ho già parlato in un precedente articolo.

Quindi quanto può incassare la ditta Verdi se cede il credito?

Il credito che ha “preso” la ditta Verdi è detraibile in 10 anni ed ha una “quotazione” che varia da banca a banca ma più o meno si aggira attorno all’80% del suo importo (è del 90% circa la quotazione dei crediti scomputabili in 5 anni). L’impresa Verdi, quindi, cedendo il credito, incasserà circa 12.000,00 euro.

Ha scontato 15.000 euro al cliente e ne porta a casa 12.000 euro.
Anche il cliente se avesse scelto questa strada avrebbe ottenuto circa l’80% del suo credito.

In più l’impresa Verdi deve molto probabilmente farsi assistere in queste cose (le cessioni dei crediti vanno comunicati sul portale Agenzia Entrate e tutto l’iter va seguito con competenza e attenzione) da un bravo commercialista il cui lavoro deve giustamente essere riconosciuto.

In sintesi, la ditta Verdi a fronte di uno sconto di 15.000 euro, ottiene 12.000 euro meno le spese della banca e del commercialista.

E quindi l’impresa Verdi risponde al cliente “Io non faccio gli sconti in fattura“.

La risposta può essere quella giusta se l’impresa Verdi ha tanto lavoro, altrettanto guadagno e non teme cali.

Può essere invece sbagliata se l’impresa Verdi non ha queste certezze e se non vuole essere tagliata fuori dal mercato che indubbiamente privilegerà chi fa lo sconto in fattura.

Ma il cliente non può andare direttamente a cedere il credito alla banca, optando per la terza scelta?

Certo, e qualche volta lo farà, se ne ha voglia, se è informato, se è anche un po’ “tecnologico”, e/o se ha un commercialista che lo assiste, e soprattutto se non è in un piccolo condominio.

Perché piccolo condominio?

Perché se il cliente ha una casa per suo conto, decide da solo, si parla di bonus interamente di sua spettanza ed è tutto più semplice in quanto accorpato.

Se è in un condominio grande, è molto probabile che a tutte le incombenze pensi l’amministratore, amministratore che comunque chiederà alle varie imprese se fanno lo sconto in fattura.

Ma se si parla di un piccolo condominio, senza amministratore perché non c’è l’obbligo, ecco che la situazione cambia e il piccolo condominio è proprio il tipo di cliente solitamente “in target” (dicitura orrenda ma che rende l’idea) per la piccola impresa artigiana.

Per il piccolo condominio che magari da anni rimanda lavori di rifacimento della facciata (bonus 90%) o di ristrutturazione o misti, credo sarà determinante trovare sulla propria strada una brava impresa artigiana che accetta lo sconto in fattura e che permette così a pochi proprietari di sostenere ognuno un esborso minimo, o comunque limitato, senza avere alcun tipo di valutazione da fare per quanto riguarda la propria capienza IRPEF e i vari anni di rateizzazione del bonus, né incombenze successive che vadano oltre alla mera comunicazione all’AdE di sconto in fattura.

E se l’impresa è in grado di dire ai clienti che a fronte di lavori per 30.000 euro per rifacimento facciata, ne dovranno sostenere 3.000 ripartititi tra di loro, credo che quell’impresa avrà ottime probabilità di accaparrarsi il lavoro.

Sì, ma per prendere il lavoro l’impresa deve sobbarcarsi lo sconto che la banca le farà sul credito e i costi della banca e del commercialista e quindi si azzera il suo guadagno!

Veramente pensiamo che se l’impresa nel fare il preventivo tenesse conto anche dei 4.000,00 euro (approssimativamente dati dalla somma dei costi da sostenere) e quindi l’esborso per i proprietari divenisse 3.400,00 euro ripartito tra di loro, anziché 3.000,00 euro, sceglierebbero un’altra impresa?
E l’altra impresa a sua volta che valutazioni e che preventivi farebbe? Non farebbe anch’essa le stesse considerazioni?

Del resto è giusto che a sopportare l’onere dello sconto del credito e dei vari costi amministrativi sia il cliente e non l’impresa; il bonus spetta al cliente ed è il cliente che sceglie di non attendere 10 (o 5 anni) per scomputarlo e quindi si tratta di una “attualizzazione” del credito che ha correttamente dei costi.

Il consiglio che mi sento di rivolgere ai piccoli imprenditori è che c’è sempre una nicchia di mercato alla quale puntare e che per farlo è necessario non rifiutarsi di apprendere le novità e farsi seguire da professionisti competenti in grado di fare corrette valutazioni e di aiutare l’impresa a crescere restando ben salda sul proprio mercato.

Spero che questo mio articolo ti possa essere d’aiuto e se hai bisogno della mia consulenza o che io ti assista in tutti i passaggi sia che tu sia impresa o cliente dell’impresa contattami QUI

 

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