Margine di contribuzione: lo sai calcolare?

margine di contribuzione

I commercianti dovrebbero avere ben chiari alcuni numeri che riguardano la loro attività e invece, purtroppo, sono veramente pochi quelli che vanno oltre il semplice confronto tra incassato di un periodo e incassato dello stesso periodo nell’anno precedente.

Nel post Come aumentare il tuo fatturato  ho fornito indicazioni per:

. l’analisi degli incassi giornalieri suddivisi per giorni della settimana e per fasce orarie;

. l’analisi dello scontrino medio giornaliero e per cliente;

. l’analisi della suddivisione del fatturato in base a famiglie di prodotto;

. il tasso medio di conversione.

In questo post vorrei invece evidenziare l’importanza del margine di contribuzione e della rotazione del magazzino.

 

Il margine di contribuzione

È dato dalla differenza tra prezzo di vendita e costo di acquisto.

Il prezzo di vendita va assunto al netto di sconti e promozioni, mentre il costo è dato dalla somma tra costo di acquisto del bene e costi variabili, che appunto aumentano o diminuiscono in base all’aumentare o diminuire degli acquisti (per esempio trasporto, imballo, confezionamento). Tutti gli importi vanno assunti al netto di IVA.

Il margine può essere unitario, totale o percentuale.

Vediamo le differenze.

 
Il margine di contribuzione unitario

Si riferisce a un singolo prodotto.

Esempio: prezzo di vendita 80 euro – 63 euro (costo di acquisto 60 + costi variabili 3)= 17 euro margine di contribuzione unitario

Rappresenta la capacità della singola vendita di contribuire alla copertura dei costi fissi aziendali.

I costi fissi sono quelli che non variano al variare delle vendite. Per esempio l’affitto, le utenze, le spese del commercialista, l’assicurazione.

 
Il margine di contribuzione totale

Si riferisce alle vendite complessive. 

Esempio: ricavi di vendita del periodo considerato 100.000 euro – 85.000 euro (costi di acquisto 75.000 + costi variabili 10.000)= 15.000 euro margine di contribuzione totale.

Può anche e più utilmente riferirsi alle vendite di una determinata famiglia, o di una marca, o di una tipologia di prodotti (esempio per un negozio di abbigliamento ai capi da uomo, oppure ai capi della marca XY, oppure ai capi spalla).

Il margine di contribuzione totale rappresenta la capacità di quella famiglia, marca o tipologia, di contribuire alla copertura dei costi fissi.

 

Il margine di contribuzione percentuale

È un valore a % e può essere:

unitario= margine di contribuzione unitario x 100/fatturato unitario = 17 x 100/80 = 21,25%

oppure

totale=  margine di contribuzione totale x 100/fatturato totale = 15.000 x 100/100.000 = 15%

Attenzione: il margine fa riferimento al ricavo e non va confuso con il ricarico che invece fa riferimento costo, lo ho scritto in questo post Come calcolare il ricarico dei vostri prodotti.

 

Quale di questi dati è il più importante?

TUTTI.

Infatti se anche un prodotto ha un margine di contribuzione percentuale molto elevato, ma ha un margine di contribuzione totale basso, significa che, pur essendo redditizio sulla base della singola vendita, le vendite totali sono poche e quindi non è comunque in grado di rappresentare qualcosa di significativo e su cui puntare per aumentare la redditività.

Il prodotto con il margine % peggiore potrebbe essere quello che sostiene più di tutti l’attività con il maggior margine assoluto.

 

La rotazione del magazzino

Ho già parlato di questo importante indice nel post Il magazzino dei commercianti al dettaglio

Indice di rotazione del magazzino = Costo del venduto/Costo scorta media

Il costo del venduto (o valore della merce venduta) è dato dalle rimanenze iniziali + acquisti – rimanenze finali, valorizzati al prezzo di acquisto aumentato dei costi accessori e senza considerare l’IVA.

Il costo scorta media (o valore medio di magazzino), è il costo di quanto mediamente è giaciuto nel magazzino, un dato ritraibile dai programmi gestionali o, in mancanza, e per i piccoli negozi, può essere determinato nel seguente modo:

(Rimanenze iniziali + Rimanenze finali) : 2   

Una rotazione elevata dimostra l’abilità del commerciante nelle vendite e nel minimizzare la presenza del prodotto in magazzino.

Non dimenticare che prodotti in esubero in magazzino significano costi, rischio di invenduto e rimanenze obsolete.

 

È più importante il margine o la rotazione?

ENTRAMBI.

Ciò che veramente conta è il loro prodotto.

Infatti, massimizzare il margine può significare un ampliamento del magazzino, per non correre il rischio di restare senza la merce, e conseguentemente si abbassa la rotazione.

Al contrario, aumentare la rotazione può voler dire fare sconti e di conseguenza abbassare il margine.

Quindi è opportuno disporre di tutti i dati (ci sono dei gestionali ad hoc), e soprattutto analizzarli periodicamente.

 

E poi, ripeto poi, decidere quali prodotti incrementare, quali ridurre e quali eliminare.

E poi, ripeto, poi mettere in atto strategie di marketing .

 

In caso contrario si rischia di fare scelte in base all’intuito, alle sensazioni del momento, a condizionamenti dei fornitori o dei clienti.

E di scontare ciò che si venderebbe comunque a prezzo pieno o di promuovere ciò che invece andrebbe abbandonato.

Se non si misura non si può controllare. Se non si può controllare non si può gestire. Se non si può gestire non si può migliorare.  H. J. Harrington

Aspetto i tuoi commenti e suggerimenti.

Se hai bisogno di una consulenza, contattami direttamente seguendo il link consulenza online o consulenza in studio.

A presto con il prossimo post di #easyplanning 

Mirna

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