Dal marketing etico all’impresa etica (II)

SOSTENIBILITÀ DI NUOVI MODELLI DI BUSINESS 

 

impresa etica

 

Con grande piacere vi propongo il secondo post di Angela Del Giudice sull’impresa etica. 

 

Nel post precedente, ci siamo chiesti se sia possibile gestire un’impresa in modo etico e se questo sia compatibile con la profittabilità.
Se non lo hai ancora letto, lo trovi qui Dal marketing etico … – Prima parte

Oggi ti parlerò, come promesso, di argomenti attualissimi, l’avanguardia degli studi in materia, e farò “parlare” anche i guru mondiali del marketing.
Prima di andarcene in giro per il mondo, mi sembra giusto partire dal nostro guru!

Giuseppe Morici, Presidente Regione Europa Gruppo Barilla, ha scritto un libro utile, assai esplicativo e molto piacevole da leggere: Fare marketing rimanendo brave persone.
Avrai subito inteso che il titolo è anche assai autoironico, visto che lui è uno degli esponenti più autorevoli del marketing italiano (oltre che un gentleman d’altri tempi, come ho avuto modo di scoprire di persona).
L’autore ha sentito l’esigenza di chiarire il ruolo di questa disciplina nel contesto evoluto del terzo millennio, proprio perché stanco di vedere maltrattata la sua disciplina – eligibile in vero a scopi più nobili di quelli più comunemente percepiti come fumose operazioni di facciata -, e la ridefinisce come attività generativa.

MARKETING GENERATIVO VS. MARKETING DEGENERATIVO

Con il termine marketing generativo, Morici intende riferirsi a questa materia come ad una “attività umana che si prende cura della creazione di futuro” e lo contrappone evidentemente ad un tipo di marketing che “non genera trasformazione positiva in chi l’ascolta”, il marketing degenerativo, appunto.
Il buon marketing è sempre “una narrazione rispettosa” mai “uno spietato convincimento”.

ALCUNI SEMPLICI AIUTI PER TE

Per aiutarti a pianificare del buon marketing per la tua attività, lasciati guidare da queste brevi, quanto sfidanti, domande chiave:

• stimola relazioni o comportamenti generativi e non distruttivi?

• migliora la vita di chi ascolta la storia della tua marca?

• lo fa in modo distinto dai tuoi concorrenti?

• invita, contribuisce al progresso?

• si prende cura del futuro?

Una delle frasi che ritengo più belle in assoluto da dire ad una persona cara è proprio “abbi cura di te”. Non credi anche tu che sia una fantastica espressione di affetto?
Ogni volta che progetti il tuo marketing, chiediti sempre “mi sto prendendo cura dei miei clienti e dell’ambiente in cui vivono?”, se puoi rispondere affermativamente, molto probabilmente (la condizione è necessaria, ma non sufficiente) sei sulla strada giusta: stai creando valore per il lungo termine.

CURA IL FUTURO E IL FUTURO TI APPARTERRÀ

Il futuro è delle aziende che si prenderanno cura nel migliore dei modi delle persone: dipendenti e clienti.

“I brand più potenti del futuro hanno 3 cose in comune: sono umani, hanno opinioni e hanno carattere.” Martin Lindstrom

Anche il padre del marketing, ascoltato al forum del maggio 2015 a Milano (un’emozione indescrivibile!), ha affermato:

“Se tratti meglio gli operai e la società, se sei un’azienda buona, farai maggiore profitto.” Philip Kotler

 

E perché Lindstrom e il Prof. Kotler ne sono così sicuri? Perché il focus del marketing segue questa evoluzione:

• 1990 – 2010: branding,

• 2010 – 2015: valore,

• 2015 – 2020: co-creazione e crowdsourcing,

il futuro del marketing fra il 2020 e il 2030 sarà sulla Corporate Social Responsibility, ovvero la Responsabilità Sociale d’Impresa.

Parallelamente le 4P del marketing mix (te ne ha parlato Mirna in questo post  Il Marketing 3.0  diventano:

People (persone – e non più consumatori!)

Planet (pianeta)

Profit (… be’ questa giurerei che la sai!)

Performance (prestazione – arma imprescindibile)

Per comprendere, guardiamo meglio cosa sta accadendo intorno a noi.

Molte persone, soprattutto prima dell’avvento dei social network (diciamo fino a non più di 12 anni fa), erano del tipo “Tanto, se si devasta l’Amazzonia o si sfruttano i cinesi, non mi riguarda…”, ma oggi, fortunatamente, le informazioni veicolate in tempo reale su internet ci hanno resi persone potenzialmente migliori (dico potenzialmente, perché sta sempre a noi far buon uso di ciò di cui veniamo a conoscenza): non possiamo “fare” i ciechi, l’“effetto di rete” (l’abuso del termine non è per nulla casuale, ma del tutto voluto) collaterale e molto pressante che oggi viviamo, fa sì che ci influenziamo vicendevolmente più di quanto non sia mai accaduto nella storia del marketing.

Nessun imprenditore può permettersi il lusso di ignorare tutto questo.

Guardiamo ad esempio i dati della Green Economy in Italia.

GREEN ECONOMY IN ITALIA: CIFRE MOLTO… ETICHE

Rapporto Unioncamere – Fondazione Symbola 2015*: Rapporto Greenitaly 2015

372.000 le imprese italiane dell’industria e dei servizi hanno investito in prodotti e tecnologie green, in pratica una su quattro: più del 24% dell’intera imprenditoria extra-agricola; e nel manifatturiero, dove la percentuale sale al 32%, sono una su tre.

Queste imprese innovano di più delle altre: il 22% ha sviluppato nuovi prodotti o servizi, contro il 10% delle non investitrici (più del doppio).

Fatturano più delle altre: fra 2013 e 2014, sospinto da export e innovazione, il fatturato è aumentato nel 20% delle imprese che investono green, nel 13% delle altre. In particolare nel manifatturiero: 27% contro il 20%.

Un esempio di eccellenza del made in Italy, il settore Tessile-Abbigliamento: i consumatori sono sempre più attenti (così come nel mondo del food) e sollecitati da movimenti di opinione, al punto che il 55% delle persone sono oggi disposte a spendere di più per prodotti/servizi di imprese impegnate a favore dell’ambiente e/o della società, mentre il 52% degli acquisti sono fatti in seguito al controllo dell’etichetta. In parallelo, gli imprenditori prendono sempre più coscienza del fatto che puntare su filiere intelligenti, pulite e trasparenti è un modello di business che funziona.

*dati arrotondati per facilitare la lettura

SCARPE TOMS: UN MODELLO DI IMPRESA ETICA

Ti mostro ora un video molto emozionante!
Ecco cosa ha fatto un giovane imprenditore di 29 anni che dal 2006 (da ben dieci anni, quindi) riesce a coniugare l’etica ai profitti.
Lui ha fatto talmente suo il concetto di marketing etico, che lo ha eletto ad intero modello di business rivoluzionario: il suo slogan è Uno per uno, bellissimo gioco di parole per indicare che per ogni paio di scarpe TOMS acquistato, un altro paio viene donato ad un bimbo povero a rischio di podoconiosis (malattia debilitante e deturpante causata dal camminare a piedi nudi su un terreno ricco di silice).
Non occorre sapere l’inglese per capirlo, lasciati trasportare dai quei piccoli sorrisi! 3 minuti per sognare…

 

 

Il marchio Toms è diventato un “cult” negli Stati Uniti, è amato dalle celebrity, considerato dalla testata americana Fast Company tra le 10 aziende top per innovazione, e Blake Mycoskie, il fondatore, è stato classificato fra i “40 under 40” di Fortune, gli imprenditori di successo più innovativi al mondo.

Nel 2011 ha replicato il modello creando una linea di occhiali per contribuire a restituire la vista a chi ne ha bisogno. Con il progetto WaterForward, porta acqua pulita ai Paesi sottosviluppati, e con una collezione di borse supporta le donne incinta povere.
Ad oggi ha aiutato 38 Mln di persone, produce localmente, quindi assume localmente; nel 2014 la sua azienda è stata valutata 625 Mln$ dal fondo Bain Capital.

LA CHIAVE DEL SUCCESSO… EPICO

Il successo del suo modello di business sta da un lato nell’eliminazione degli elevati costi in pubblicità e nei dispendiosi cachet dei testimonial, che erodono pesantemente i margini dei retailers, e dall’altro nella spesa per le donazioni, che arricchendo di un forte significato il suo prodotto, sono all’origine di una vera e propria comunità attraente che spinge persino le celebrità a sposare la causa e raccomandare i suoi prodotti, generando il passaparola con eco mondiale sui social media.

Ah!…dimenticavo! Blake Mycoskie ha iniziato producendo 250 paia di scarpe!

Agisci in piccolo e pensa in grande, quando costruisci il tuo modello di business!

Spero davvero di esserti stata di aiuto in questo percorso insieme sulla difficile scelta che si pone quando si vuol far business in modo etico.
Aspetto le tue storie, le tue esperienze, i tuoi dubbi.
Scrivi qui il tuo commento e continua a seguirci, solo qui su Doublentry!

Angela Del Giudice
Consulente specialista in Modelli di Business e Formatrice in Strategie d’Impresa Innovative
Ingegnere Gestionale Master in Gestione dell’Innovazione
Scrivimi: info@handyinnovation.com
Seguimi:Handy Innovation

 

Grazie Angela per questi splendidi post.

Qualcuno si starà domandando perché ho messo una magnolia come immagine principale.

Prima di tutto perché è una pianta sempreverde che ha origini preistoriche e che si trova in tutti i continenti. Poi perché simboleggia dignità e perseveranza ed è da sempre considerata un fiore di buon augurio. E poi perché è stata in passato considerata fragile e ha invece dimostrato di essere molto forte. Direi che tutto ciò è sufficiente per legarla indissolubilmente agli argomenti trattati in questo post e se non vi basta, andatevi a leggere la leggenda delle due magnolie.

A presto con la prossima puntata di #easymarketing #etica.

Mirna

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3 Comments

  1. Mauro

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